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Le Iene raccontano il dramma delle adozioni illegali ad Haiti

L'allarme sulle adozioni illegali nel caos generato dal terremoto ad Haiti lo avevamo lanciato per primi: già cinque giorni dopo l'inizio della crisi umanitaria,questa nostra nota sul tema aveva destato grande attenzione nei media e presso l'opinione pubblica, come testimoniato dall'accesissimo dibattito - centinaia i post e i commenti degli utenti - sviluppatosi in quei giorni sulla pagina Facebook dell'UNICEF Italia.

Le immagini dai luoghi del disastro e la diffusione di cifre spesso incontrollate sul numero di minori rimasti soli al mondo avevano innescato in poche ore un fenomeno già visto nei giorni dello tsunami dell'Oceano Indiano: un'ondata di offerte di disponibilità per adozioni e affidi, ma anche una forte pressione per una semplificazione dell'iter e dei controlli in virtù dell'eccezionalità della situazione umanitaria determinatasi nell'isola caraibica.

Oggi l'emergenza Haiti, come era sin troppo facile prevedere, è entrata nel cono d'ombra dell'informazione, soprattutto di quella radiotelevisiva. Se ne parla, quando accade, nei pochi spazi dedicati all'approfondimento,quelle rare oasi che animano la seconda o terza serata.

Per questo merita un plauso speciale la decisione degli autori de "Le Iene", programma di altissima audience in prima fascia oraria, di dedicare nella puntata di ieri sera un lungo e accurato servizio a un tema così impegnativo e, per certi versi, "scomodo".

I due reporter protagonisti dell'inchiesta, Angela e Marco, non hanno avuto difficoltà - semmai l'imbarazzo della scelta - nel reperire a Port-au-Prince personaggi di ogni genere disponibili a metterli in contatto con genitori, direttori di orfanotrofi o avvocati in grado di procurare loro un bambino da far espatriare illegalmente.

Sulla loro strada i due hanno incontrato anche Matteo Perrone, responsabile per le attività di emergenza dell'UNICEF Haiti, che ha mostrato loro le insidie che si nascondono dietro il fenomeno dell'adozione facile ma anche la profonda e dolorosa umanità di una popolazione che col terremoto ha perso tutto il poco che possedeva, e insieme ai beni materiali spesso anche la speranza in un futuro per i propri figli.

Articolo tratto da unicef.it

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