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Alberto Stasi: no al processo di appello ter

Non ci sarà un processo di appello ter per il delitto di Garlasco. Lo ha deciso la prima sezione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso dei legali di Stasi per riaprire il caso, sospendere la pena e riesaminare in un nuovo processo di appello i testi già sentiti in primo grado (procedimento in cui Stasi era stato assolto). Stasi sta scontando la condanna a 16 anni di reclusione per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. Nel ricorso straordinario la difesa di Stasi ha sostenuto che nel processo d’appello bis, fossero state “dimenticate” una ventina di prove determinanti per l'assoluzione di Stasi. Prove che in primo grado avevano portato ad una sentenza di assoluzione, poi confermata in appello, e che avrebbero dovuto essere prese in considerazione anche nel secondo giudizio d’appello. Il ricorso è stato formulato in base a un principio fissato dalla Corte europea per i diritti dell’Uomo, relativo ai diritti della difesa.

La nostra Iena Alessandro De Giuseppe segue il caso del delitto di Garlasco dal dicembre 2016. Alberto Stasi, infatti, dal carcere di Bollate dove era rinchiuso, condannato a 16 anni, ci aveva mandato una lettera, che era allo stesso tempo una richiesta di aiuto e una dichiarazione di innocenza. Nel servizio di De Giuseppe, oltre a parlare delle analisi del DNA trovato sotto le unghie di Chiara, che non sarebbe appartenuto a Stasi, abbiamo incontrato e ascoltato la madre di Alberto, che non aveva prima di allora rilasciato interviste ed è convinta dell'innocenza del figlio.

Nel secondo servizio realizzato da De Giuseppe sulla vicenda, la Iena ha ripercorso il processo che ha portato alla condanna di Stasi. De Giuseppe ha cercato di evidenziare le possibili piste alternative, che non sarebbero state seguite dalle indagini.

Una settimana dopo, la nostra Iena è tornata sul caso con un nuovo servizio. La domanda sempre la stessa: Alberto Stasi è innocente? De Giuseppe nel servizio è tornato su vari punti, tra cui quello della bicicletta di colore nero, considerato elemento fondamentale ai fini del processo. Abbiamo infatti mostrato la foto della bicicletta sequestrata a Stasi e la testimone avrebbe sostenuto che non fosse quella da lei vista il giorno del delitto.

Infine, il 2 aprile è andato in onda un ultimo servizio di Alessandro De Giuseppe sulla vicenda. In questa occasione la nostra Iena si è concentrata sul DNA trovato sotto le unghie di Chiara. Il Tribunale di Pavia aveva infatti archiviato l'inchiesta su Andrea Sempio, ribadendo che il materiale genetico estratto dalle unghie della vittima non fosse idoneo al confronto. Ma per decidere dell'archiviazione non erano stati richiesti altri pareri scientifici oltre a quello del primo perito che era stato sentito originariamente. La nostra Iena ha quindi mostrato i tracciati del DNA ad altri 6 genetisti forensi esperti, la maggior parte dei quali lo avrebbe ritenuto utilizzabile ai fini della comparazione.

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