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Siamo disposti ad accettare tutto questo?

Alcuni giorni fa, quando abbiamo trasmesso le orribili immagini delle torture a cui le forze speciali irachene sottopongono molte persone che hanno vissuto sotto l'occupazione dell'ISIS (e quindi sono sospettate di farne parte), abbiamo deciso di non mostrarvi un video. Ritraeva due uomini filmati con un cellulare mentre sparavano alla schiena e alla testa di un ragazzo che cercava di scappare dopo che gli avevano legato le mani dietro alla schiena. Il ragazzo correva per pochi metri urlando, poi veniva raggiunto da alcuni colpi e finiva a faccia nella sabbia prima di essere finito in quella che sembrava un'esecuzione in stile mafioso (pubblicato qui solo uno screenshot). Alì Arkady, il fotografo iracheno che ci aveva dato le immagini delle torture, e che ora vive nascosto, mi aveva detto che gli assassini in quel video erano proprio i militari della brigata dell'esercito iracheno che lui aveva seguito. Erano stati loro stessi a mandarglielo. La conferma che fossero davvero loro l'abbiamo avuta dopo un paio d'ore passate a confrontare i lineamenti del profilo di uno dei due sicari con quelli di tutti i soldati che Alì aveva ripreso nel corso del suo reportage. Ma quel video era obiettivamente troppo pesante da mostrare in TV. Ieri però l'organizzazione Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto che parla di 26 cadaveri di persone ritrovati con le mani dietro alla schiena. Proprio nella zona di Mosul. L'ennesima conferma che, per chi vive in quella zona, tra i miliziani dell'ISIS e i militari dell'esercito regolare non c'è poi molta differenza.

Potete rivedere qui il servizio di Pablo Trincia andato in onda qualche giorno fa.

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