>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
×

Mediaset, da sempre attenta alla protezione dei dati del suo pubblico, si adegua al nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, il GDPR - Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, in vigore dal 25 Maggio 2018.
Leggi la nuova informativa privacy Mediaset

News |

Gioco d'azzardo: “Ecco come ho perso la mia vita alle slot” | VIDEO

Ezio Iunco ci ha contattato per raccontarci, come esempio e aiuto per tutti, la sua (brutta) storia: ha perso casa, lavoro e famiglia per il gioco d’azzardo. “È una vera malattia, una droga”, che lui ha consumato, assieme a 300 mila euro, alle slot machine

“Quante volte mi sono detto ‘basta, da domani non gioco più’, e il giorno dopo ero di nuovo di fronte a una Slot”. Ezio Iunco, 58 anni, ha combattuto ogni giorno contro una malattia “perfida”, il gioco d’azzardo. “Perché è una malattia e una dipendenza vera, il problema è che, a differenza di alcolismo o droga, non ha sintomi così evidenti”.

Ezio, che vedete nell'intervista video qui sopra, ci accoglie in una casa piccolissima, con una sola stanza, dove ci sta giusto un letto e il bancone della cucina. “Lì prima c’era il forno”, indica un buco accanto al lavandino: “L’ho dovuto vendere”.

Non ha paura di mostrare tutto quello che ha perso con il gioco, anzi è proprio il contrario: “Vi ho contattati per offrire la mia testimonianza e mettere in guardia contro questa brutta bestia, che non va mai presa per un semplice vizio”.

Dal 2016 ha perso i contatti con la sua famiglia: “Quando ho raccontato che giocavo, in casa è iniziato l’inferno. O la famiglia decide di aiutarti oppure sarai sempre considerato quello che gioca, anche se vuoi smettere”.

“E io ho sempre giocato, fin da ragazzo. Ma era un modo di giocare sociale, come capita tra amici al bar. La vera dipendenza è esplosa con le Vlt, le Video lottery terminal, insomma più o meno le slot machine”. La prima volta Ezio ha giocato per caso: “All’epoca facevo impianti fotovoltaici e sono andato da un mio cliente che aveva una sala slot per dargli dei documenti. Stavano installando le VLT e ho provato”.

Con la classica fortuna del principiante vince subito "duemila, tremila euro". “Così è iniziato tutto. Quando cominci a giocare sei tu e la macchina, queste luci, questo girare dei rulli ti ipnotizza”. Ezio entra in un tunnel e passa ogni momento libero di fronte alle slot. E non solo il tempo libero: “A volte disdicevo gli appuntamenti con i clienti inventando scuse e rimanevo a giocare fino a sera. Non lo facevo perché non avevo soldi, in quel periodo guadagnavo bene. Era come una droga e anche come con le sigarette: quando smetti, ti manca anche il semplice gesto del gioco”.

In totale potrei aver perso intorno ai 300 mila euro. In una sola volta mi è capitato di giocarmi anche 10 mila euro, e il giorno dopo sono tornato per cercare di recuperarli”. “Il gioco d’azzardo è così”, spiega Ezio, “se vinci vuoi vincere di più, se perdi vuoi recuperare. Alla fine però la vincita non ha più importanza, perché tanto, anche se sai che più di così non puoi vincere, tu continui a giocare. Finché perdi. Credo che il giocatore compulsivo abbia inconsciamente l’obiettivo di uscire con le tasche vuote”.

Qual è stato il momento più brutto? “Sono arrivato a tentare il suicidio davanti ai miei figli, per questo ora non posso più vederli. Ho perso le cose più importanti: i miei figli e mia moglie”. Proprio quegli affetti per cui, racconta, aveva deciso di disintossicarsi dal gioco. “Sono andato a una riunione di Giocatori Anonimi e ho capito che la mia era una malattia e che per guarire non sarebbe bastata la sola volontà. Avevo bisogno di aiuto. Ora sono due anni che frequento l’associazione. I ragazzi che ho incontrato lì sono gli unici amici che mi rimangono”.

Non ho nemmeno più un lavoro. Con la crisi le cose sono iniziate ad andare male e io mi ero già giocato i soldi che avrei dovuto mettere da parte. L’unica cosa a cui mi sto aggrappando è questa volontà di non tornare più a giocare e di poter un giorno rivedere i miei figli, anche solo per dire loro quello che ora sto dicendo a voi”.

Resta una domanda in sospeso nell’aria: si sente guarito dal gioco d’azzardo? Risponde deciso, e amaro: “No, perché non si guarisce, al massimo lo tieni a bada, sotto controllo”.

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.