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"L'ospedale continua a non rispondere, e noi abbiamo finito i soldi"

Parla Andrea Ferrari, il papà di Erik, il bimbo che ha subito gravi conseguenze dopo che è stato operato a Padova. 

"Da dicembre ad adesso non si è mosso assolutamente nulla. Questo silenzio blocca quello che ci spetta di diritto". Parla così Andrea Ferrari, il papà di Erik, il bambino di sette anni nato con una grave malformazione al cuore, che dopo un'operazione all'ospedale di Padova si è aggravato ulteriormente. Il nostro Alessandro De Giuseppe ci aveva raccontato, nel servizio andato in onda nel dicembre dello scorso anno, che l'intervento a cui era stato sottoposto il piccolo Erik si avvaleva di una tecnica sperimentale. Ma dopo quell'intervento il cuore del bambino continua a non funzionare come dovrebbe, così i medici inseriscono anche un pacemaker.

Il papà si rivolge allora ad altre strutture, che gli dicono che il pacemaker era stato posizionato male e quindi non funzionava come avrebbe dovuto. Il cuore di Erik si stava lentamente fermando. Andrea Ferrari decide allora di portare il figlio a Roma, all'ospedale Bambin Gesù. Pochi giorni prima i medici di Padova avevano sostenuto che Erik potesse fare una "vita normale come i coetanei", mentre arrivato a Roma lo hanno dovuto mettere in terapia intensiva e sottoporre a una lunga operazione di undici ore. Fortunatamente l'operazione va a buon fine e i medici propongono di togliere tutto l'impianto che era stato inserito a Padova, compresa la valvola di CorMatrix ECM, perché era stata costruita con un tessuto non più funzionante. Nel consenso informato firmato dal padre di Erik non si parlava di nessun rischio legato all'operazione svolta a Padova, mentre era stato usato del materiale sperimentale! "Praticamente mio figlio è stato cavia di un nuovo materiale senza che fossimo informati dei rischi", ci dice il papà. Ai microfoni della Iena De Giuseppe il dottor Padalino, cardiochirurgo responsabile del progetto di ricerca legato all'operazione del piccolo Erik, ha risposto: "Possiamo aver dimenticato di scrivere gli effetti collaterali, non lo so. E' stato ritenuto, probabilmente, che non servisse mettere questa cosa".

Adesso Erik non può affaticarsi, non fare attività sportiva, e deve seguire le terapie, che lo portano una volta ogni mese e mezzo a Roma. La famiglia del piccolo ha fatto richiesta di risarcimento, anche perché finora ha speso quasi 250.000 euro per affrontare le cure, e tutti di tasca propria. Ma a distanza di un anno da quella richiesta, l'ospedale non ha ancora risposto. "L'ospedale deve dire cos'ha intenzione di liquidare, se ha intenzione di farlo, oppure se vuole andare in causa" ci dice al telefono Andrea Ferrari. "Devono ammettere la loro responsabilità. Noi continuiamo a mettere mano al portafoglio per curarlo. Abbiamo già mandato le note spese per i viaggi a Roma, per lo psicologo e per le terapie. Al momento abbiamo avuto solo il riconoscimento di invalidità, che equivale a 512 euro mensili. Nel frattempo mia moglie Irene ha pure perso il lavoro per stare al fianco di Erik".

Anche dalle istituzioni rimbomba un silenzio assordante. "Ho incontrato l'assessore alla Sanità della regione Veneto Luca Coletto nel marzo del 2017. Da allora veniamo rimpallati e riesco a parlare solo con la segretaria. Il giorno dopo che Alessandro De Giuseppe era venuto qui, l'assicurazione Contec ha aperto l'istruttoria per il risarcimento il pomeriggio stesso. Avevamo fatto richiesta a maggio, guarda caso l'hanno aperta ad agosto, subito dopo la visita de Le Iene. Dobbiamo andare avanti a sberloni da parte vostra?". Speriamo di no. Anche perché al nostro De Giuseppe Luciano Flor, il direttore dell'ospedale di Padova, aveva detto: "Dobbiamo riaprire il caso". Speriamo che lo facciano in fretta. Anche perché la famiglia Ferrari ha finito i risparmi per curare il piccolo Erik.

 

Guarda qui sotto il servizio di Alessandro De Giuseppe 

 

 

L'ultima puntata

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