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News | di Alessandro Barcella |

In fuga dai talebani dopo il padre lapidato: Atai vi ringrazia. Ma voi lo volete? | VIDEO

Il 22enne afghano, minacciato di morte dai talebani, ha visto morire come kamikaze amici e parenti. Oggi è al sicuro in Italia, e ringrazia il nostro popolo “dal cuore grande”.

Gli hanno ucciso il padre sotto agli occhi, e a lanciare le pietre sono stati i suoi stessi concittadini, istigati dall’imam del paese. Lapidato, perché predicava un islam di amore e non di morte. E perché si opponeva al regime dittatoriale dei talebani.

Oggi Atai Walimohammad, che vedete nel video appello che ci ha mandato, è un ragazzo afghano di 22 anni. Vive in Italia, a Pavia, e fa il mediatore culturale.

Ma quello che ha visto e che ha vissuto sulla propria pelle racconta un orrore che conosciamo solo attraverso i film e i telegiornali. Un orrore che lui non potrà mai più dimenticare. E da cui è fuggito appena la situazione è divenuta insostenibile, ed estremamente pericolosa.

Atai in questi anni ha perso decine e decine di amici, finiti nella rete dei talebani e diventati kamikaze. Ragazzi che invece di andare a scuola o a lavorare hanno fatto una scelta senza ritorno: entrare in un quel centro di addestramento per “martiri” che i talebani avevano aperto proprio accanto al villaggio.

La sua famiglia, dopo la morte del padre, è stata oggetto di pesanti attacchi e persecuzioni, tra accuse di aver rinnegato l’Islam e di essere al soldo degli  americani, che nel frattempo erano arrivati in Afghanistan per liberare il Paese.

E anche il fratellastro di Atai, un medico che lavorava in un ospedale privato, ha pagato con la propria pelle. Al suo rifiuto di lavorare per loro infatti, i talebani lo hanno prima sequestrato e poi torturato con l’elettroshock. Da quel momento è diventato menomato a livello mentale, ed è dovuto scappare di corsa dal suo paese. 

Una fuga rocambolesca come quella dello stesso Atai (in Italia dal 2013), che durante il viaggio verso l’Europa ha subito un attacco con acido e una coltellata alla schiena. Ora è perfettamente integrato nel nostro paese e ha deciso di scrivere un libro per raccontare la sua storia al mondo. (“Ho rifiutato il paradiso per non uccidere”, a cui ha lavorato con lo scrittore e poeta Rosario Lubrano). Un libro che lui spera possa servire anche per abbattere tutti i luoghi comuni che spesso ci portiamo dietro quando parliamo di islam, di terrorismo e di Afghanistan. Atai, nel suo video messaggio, ringrazia il popolo italiano, che con cuore lo ha accolto. E voi, cosa pensate della sua storia? Avreste avuto il suo coraggio di dire no ai sanguinari talebani? E pensate che sia giusto che i ragazzi come Atai debbano essere accolti nel nostro paese? Fateci sapere la vostra opinione commentando su Fb il video appello di Atai.

L'ultima puntata

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