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News | di Alessandro Barcella |

Ecco come i pedofili di tutto il mondo spiavano le video chat delle vostre figlie

Un team italo- americano ha fatto chiudere un sito che consentiva, a pagamento, ai pedofili di tutto il mondo di vedere in tempo reale, e registrare, le video chat di migliaia di ragazze minorenni su face book, Twitter e Youtube. E i pedofili potevano anche vedere l’indirizzo esatto dal quale le ragazze si collegavano. Un orrore che riesce a superare le “stanze virtuali” scoperte da Matteo Viviani

Mentre le nostre figlie parlavano in video chat con fidanzati e amiche, magari facendo pure del “sesso on line”, i pedofili di tutto il mondo le stavano spiando.

È la terribile scoperta fatta da un gruppo italo-statunitense, che ha finalmente chiuso un sito internet americano che permetteva ai pedofili di tutto il mondo di spiare le ragazzine on line. Anche quelle italiane. E’ un colpo importantissimo alla piaga della pedopornografia, quello inferto contro il sito Internet h-periscope.com, ospitato sul famoso server internazionale Cloudflare. 

A raccontarci in esclusiva questo orrore è Roberto Mirabile, presidente della Onlus “La Caramella Buona”, per conto della quale il team statunitense denominato “Emme” ha finalmente fatto chiudere questo portale infame.

Con un abbonamento di 10 dollari era possibile diventare un utente premium, ed accedere all'intero database dei filmati registrati, ovvero le dirette chat e web dei minorenni di tutto il mondo, chat fatte attraverso piattaforme come Facebook, Twitter, Youtube, Younow, ecc. La ragazzina si collegava in video chat pensando di essere da sola con il proprio fidanzato o con le amiche, magari anche facendo vedere parti del proprio corpo. Dall’altra parte dello schermo, segretamente e in tempo reale, migliaia di sconosciuti vedevano quello che accadeva, e potevano anche registrarlo, e poi rimetterlo in circuito sui siti di pedopornografia. Le immagini e i video rubati venivano poi utilizzati anche per creare dei banner che servivano a promuovere altri siti pedopornografici. Ma la cosa ancora più sconvolgente era che l’applicazione consentiva ai pedofili addirittura di geolocalizzare le ragazzine, cioè di conoscere esattamente il loro indirizzo di casa”.

Avete capito bene, se avessero voluto i pedofili si sarebbero potuti anche presentare sotto casa delle ragazzine!

A portare avanti la battaglia che ha condotto alla chiusura del sito, un team americano  conosciuto come “Emme”, rappresentato in esclusiva dallo studio legale Bernardini de Pace di Roma, in collaborazione con la onlus italiana “La Caramella Buona”, attiva da oltre 23 anni nel contrasto alla pedopornografia.

“I proprietari del sito pedopornografico, interpellati dal team internazionale di tecnici e di legali, hanno da subito cercato di dare responsabilità ad alcuni dei loro clienti per la presenza sul loro portale di materiale pedo-pornografico e registrazioni non autorizzate delle video chat delle minorenni”, spiega ancora Mirabile. “Queste risposte, così come il messaggio postato online dopo la cancellazione del sito internet, avevano l'unico proposito di salvarsi da responsabilità legali, sicuri che il loro website non potesse a quel punto più essere visionato, per quello che era. A tal fine, il team Emme ha salvato centinaia di prove sulle loro attività precedenti alla chiusura, dimostrando che il sito è stato creato esclusivamente per registrare le minorenni e poi rivenderne i filmati”.

L’operazione ha anche consentito di far rimuovere da quei server i video hot di Tiziana Cantone, la ragazza suicidatasi nel 2016 a seguito della divulgazione on line di alcuni suoi filmati assolutamente privati. Una tragica vicenda di cui anche Le Iene si erano occupate intervistando la mamma (clicca qui per il servizio). 

“Anche i video di Tiziana Cantone presenti sui server americani, dopo ben tre anni, sono finalmente offline e ora il team sta lavorando per l'identificazione di tutti i responsabili, grazie alla tracciabilità degli indirizzi Ip dei loro computer. Copia delle prove sono state inviate al Dipartimento di giustizia statunitense”, spiegano ancora dall’associazione “La Caramella Buona”.

Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato in che modo i pedofili cercano di agganciare le proprie vittime e quali sono i segnali più comuni per capire che forse le nostre figlie sono state avvicinate da qualche malintenzionato. E soprattutto vi abbiamo parlato dei rischi che possiamo correre online senza fare letteralmente nulla per “metterci nei guai”, in particolare su Facebook, con il servizio di Matteo Viviani, che ha scoperto le orribili “stanze virtuali” che vi riproponiamo qui sotto.  

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