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"Video hot in Rete di Tiziana Cantone: gli Usa indagano, l'Italia no"

Negli Stati Uniti coinvolte 103 persone per la diffusione senza consenso di quei video, che hanno portato Tiziana Cantone al suicidio nel 2016. Tra chi caricò quei video anche due utenti di Milano. Roberta Rei ci aveva raccontato la sua tragica storia intervistando la madre

Tiziana Cantone era italiana ma a muoversi in suo difesa, per il momento, sembra solo la giustizia Usa. Sono oltre 100 le persone coinvolte nella diffusione senza autorizzazione nel web dei video hot per i quali la giovane napoletana Tiziana Cantone è stata portata al suicidio.

"Finalmente qualcosa si è mosso a livello internazionale grazie alle leggi che ci sono negli Usa", racconta la mamma di Tiziana, Maria Teresa Giglio, ad Adnkronos.

Vi abbiamo raccontato questa storia tragica con il servizio di Roberta Rei (che potete rivedere sopra), che ha intervistato la stessa madre di Tiziana: “Mia figlia si è suicidata il 13 settembre 2016 a causa della diffusione in rete di alcuni video intimi senza la sua autorizzazione e senza il suo consenso. Tiziana era la mia unica figlia ed era molto bella, dolce, estremamente buona, empatica e saggia. Da quando mi ha lasciato in quel modo così sanguinoso e inaspettato, non ho mai smesso di lottare per ridarle la dignità, l'onore che le hanno strappato e quell'identità sporca, infangata in tutti i modi senza pietà, senza umanità”.

L’indagine, aperta adesso negli Usa, è partita dal lavoro di investigazione fatto dal cosiddetto “Team Emme”, un gruppo di specialisti legali e informatici del quale vi abbiamo parlato per primi in esclusiva, un team legato alla Onlus “La Caramella Buona”, attiva da oltre 23 anni nel contrasto alla pedopornografia.

E proprio Roberto Mirabile, presidente di quella Onlus, spiega: “Questa negli Usa è un’operazione a tutela delle donne in generale e della stessa Tiziana, in sua memoria. Tanti video di questa ragazza sono stati cancellati, quelli presenti sui server Usa, ma purtroppo ce ne sono ancora ospitati da server che non devono rispondere alla giurisdizione americana. Ed è proprio qui che incontriamo le difficoltà, se non proprio l’impossibilità di agire in modo tempestivo e concreto”.

Se a muoversi sono al momento solo gli Usa, come dicevamo, l’Italia resta ferma nonostante, come ha sostenuto la stessa mamma di Tiziana, alcuni video della figlia girano ancora indisturbati per il web, appoggiati su indirizzi Ip riconducibili a due utenti di Milano.

Abbiamo conosciuto gli uomini e le donne del team Emme raccontandovi di come fossero riusciti a far chiudere un infame sito pedo-pornografico, che permetteva ai pedofili di tutto il mondo, anche italiani, di spiare le ragazzine on line.

A raccontarci in esclusiva questo orrore è stato sempre Roberto Mirabile: “Con un abbonamento di 10 dollari era possibile diventare un utente premium ed accedere all'intero database dei filmati registrati, ovvero le dirette chat e web dei minorenni di tutto il mondo, chat fatte attraverso piattaforme come Facebook, Twitter, Youtube, Younow, ecc. La ragazzina si collegava in video chat pensando di essere da sola con il proprio fidanzato o con le amiche, magari anche facendo vedere parti del proprio corpo. Dall’altra parte dello schermo, segretamente e in tempo reale, migliaia di sconosciuti vedevano quello che accadeva, e potevano anche registrarlo e poi rimetterlo in circuito sui siti di pedopornografia. Ma la cosa ancora più sconvolgente era che l’applicazione consentiva ai pedofili addirittura di geolocalizzare le ragazzine, cioè di conoscere esattamente il loro indirizzo di casa”.

Un’operazione, quella della “Caramella Buona” e del team Emme, che ha portato appunto a rimuovere dai server Usa i video hot di Tiziana Cantone. Ne rimangono al momento altri, ospitati da server russi. 

“Dopo ben tre anni, i video di Tiziana sono finalmente offline e ora il team sta lavorando per l'identificazione di tutti i responsabili, grazie alla tracciabilità degli indirizzi Ip dei loro computer”, spiega Roberto Mirabile. “Copia delle prove sono state inviate al Dipartimento di giustizia statunitense. La giustizia italiana cosa aspetta?"

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