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Coronavirus e esperti: quando parla di scienza Burioni ha un conflitto di interessi? | VIDEO

Alessandro Politi ci parla dei medici, scienziati e consulenti che sono apparsi in televisione in questi mesi. Qualcuno si chiede: quando danno consigli, lo fanno per un alto interesse scientifico o per un interesse personale? E ci parla di un caso specifico, quello di Roberto Burioni. Possibile che il professore abbia un conflitto di interessi?

In questi ultimi mesi la tv si è svuotata di ballerini, cantanti e calciatori, e si è riempita di virologi, ematologici ed esperti di coronavirus. Orma ci chiediamo: cosa dirà lo scienziato di turno? E qualcuno ha anche iniziato a chiedersi: parlerà per un alto interesse scientifico o per un interesse personale? Perché, come ci spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi, si rischia un potenziale conflitto d’interessi: “Se un medico, o consulente scientifico, vuole dare dei consigli non deve essere finanziariamente o economicamente implicato in erogazione di denaro da parte di chi produce, perché non ci può essere serenità”.

Cioè se un medico o uno scienziato va in televisione a dare dei consigli, non dovrebbe avere alcun legame con chi tramite quei consigli potrebbe guadagnarci. Per esempio, anche se mettere la mascherina è la scelta più giusta per contenere la pandemia, non dovrebbe essere l’esperto legato alla ditta produttrice a consigliarli. “Devo avere la certezza della trasparenza della comunicazione. Soprattutto nel servizio pubblico”, spiega Rienzi. 

“Se c’è chiarezza, se c’è trasparenza il problema non si pone”, dice Enrico Mentana. “Se uno dice di non aver nulla a che fare con nessuno, e poi si scopre che prende i soldi da una casa farmaceutica, è chiaro che c’è indifendibilità”. Il direttore parla in generale, ma in questo servizio il nostro Alessandro Politi ci parla di un caso specifico: il professor Burioni.

Ospite fisso di Fabio Fazio fino a poco tempo fa, il professor Burioni è stato esperto di riferimento per molti. Ma veniamo alle affermazioni specifiche del professore, che in qualche maniera potrebbero tradire un suo possibile conflitto d’interessi: in vari momenti ha parlato di “anticorpi monoclonali”, come potete vedere nel servizio qui sopra. Il suo parlare di questi anticorpi come possibile soluzione contro il coronavirus ovviamente è rimbalzata su molti giornali e siti specializzati.

E qui ci siamo chiesti: come mai spinge così tanto questo tipo di anticorpi per la lotta contro il coronavirus? Facendo un po’ di ricerche scopriamo che il professore non solo da sempre li studia, ma li ha brevettati e depositati. “Addirittura una società, la Pomona, aveva registrato una enormità di suoi prodotti”, ci dice Rienzi. “Io mi domando: se uno brevetta l’anticorpo monoclonale immunizzante del virus JC, e non è solo questo ma sono tanti, eh sì, lui ha interesse quindi a farlo vendere?”.

È proprio con questa società che Burioni deposita molti dei suoi brevetti di anticorpi monoclonali contro vari tipi di virus influenzali e non. Questo vuol dire che da quei brevetti è probabile che lui ci guadagni. E qui ci tornano in mente alcune sue affermazioni: in Italia è uscita ovunque la notizia che la sperimentazione con il plasma iperimmune stava dando ottimi risultati. “Utilizzare i sieri e il plasma dei pazienti guariti può essere in grado di migliorare chi sta male”, ha detto Burioni ospite di Fazio. “Questa è una notizia buona non solo per il fatto che si può fare questo, perché poi si può fare poco perché prendere il sangue dai guariti non è una cosa semplice”. 

Il nostro Alessandro Politi però è andato lui stesso in ospedale e in meno di trenta minuti ha donato due sacche di plasma. Burioni però non si limita a questo: in un’altra puntata dice che “il plasma delle persone guarite è disponibile in piccola quantità ovviamente, non è che possiamo svenare i guariti”. E qui ci permettiamo di ricordare che oggi in Italia ci sono più di 150mila guariti contro 6mila ricoverati e solo 450 persone in terapia intensiva. E anche all’epoca di quelle dichiarazioni il numero dei guariti era già più alto di quello delle persone in terapia intensiva.

“Noi siamo capaci di fare questi sieri, tra virgolette, artificialmente in laboratorio: si chiamano anticorpi monoclonali umani: è una speranza nuova che si apre”, ha detto ancora Burioni. Insomma sembra che l’importante non sia il plasma che è poco, ma gli anticorpi monoclonali. E in un’altra puntata aggiunge: “Questi plasmi non sono un farmaco ideale, sono difficili e costosissimi da preparare”. Ma chi lavora il plasma tutti i giorni ci ha detto che il costo è bassissimo, come potete vedere nel servizio qui sopra. Gli anticorpi monoclonali invece, a sentire lo stesso Burioni, costerebbero molto. 

Il professore comunque continua a criticare l’uso del plasma, anche sul suo blog, come potete vedere nel servizio qui sopra. “Quando lui dice che le cure col plasma meglio di no, non si sa, sono costose eccetera, cose non vere… lì dovresti dire: io comunque vi devo avvertire che ho degli interessi su questi monoclonali”, sostiene Rienzi. “Il conflitto di interessi è potenziale, si chiama”, ci dice Peter Gomez, direttore de ilfattoquidiano.it. “Però va dichiarato: visto che non possiamo stabilire prima se sei buono o cattivo, dobbiamo sapere solo che c’è il conflitto di interessi”.

“Il conflitto di interessi si risolve solo con la trasparenza”, aggiunge il professor Andrea Crisanti. E cosa avrebbe dovuto dire Burioni quando ha esaltato gli anticorpi monoclonali? “Guardate io ho un interesse perché magari ci faccio anche dei quattrini. Comunque detto questo ho delle ragioni scientifiche per supportare questa cosa. E allora a quel punto dopo che mi hai ascoltato puoi dire: sì vabbè, può avere ragione ma può anche essere motivato da un interesse, no? Hai tutti gli strumenti per capire se io sono in buona fede o in malafede”.

E infatti esistono delle vere e proprie regole per monitorare i conflitti d’interesse in ambito scientifico: “Ognuno di noi quando scrive un articolo scientifico, quando fa una presentazione a un congresso, all’inizio della propria presentazione riporta i propri conflitti d’interesse”, ci spiega il professor Matteo Bassetti: “Che siano consulenze, che siano studi clinici, partecipazione a congressi… ed è così in tutto il mondo”.

Ma adesso che noi sappiamo che Burioni brevetta proprio anticorpi monoclonali e che quando ne ha parlato non l’ha specificato, cosa dobbiamo pensare? “È chiaro che l’anticorpo monoclonali potenzialmente mi può portare un mucchio di grana”, ci dice ancora il professor Crisanti. “Però questo non toglie che devo fare la scelta che è più efficace economicamente dal punto di vista sia del paziente che del sistema sanitario”. Soprattutto dopo che su Nature è stato descritto il plasma dei convalescenti come trattamento di prima scelta per il coronavirus.Ma se io in televisione dico che il plasma ha questi problemi, che non sono veri… “Questo è sbagliatissimo, questo è in malafede”, dice Crisanti. “Fai due sbagli in questo caso: primo, non manifesti il tuo conflitto di interesse, e poi manipoli la realtà per indirizzare le scelte verso quello che ti conviene. Sono due cose sbagliate”.

Come potete vedere nel servizio qui sopra, quando si parla del plasma sembra che Burioni riporti il discorso sugli anticorpi monoclonali. Gli anticorpi monoclonali sono la soluzione, ma contemporaneamente sono proprio quello che il professore studia, poi brevetta assieme a una casa farmaceutica. “Questo si chiama conflitto d’interessi non dichiarato”, dice Peter Gomez. “Lui deve dichiarare: io ho speso la mia vita per fare brevetti di questo tipo, ma lo dobbiamo sapere”. “Anche così, anche con scritto sotto ‘io sono così eccetera eccetera’, non va bene per me”, dice il professor Massimo Cacciari. “Ha fatto un danno a se stesso e un danno alla comunità”, aggiunge ancora Crisanti.

Ma c’è un’altra polemiche apparsa sui giornali: quanto guadagnano i virologi per le presenze in tv? Anche se il mondo scientifico condanna questo fenomeno, il problema è: quando vediamo uno scienziato in tv pensiamo che parli di scienza, non di altre cose. E qui il Codacons ha notato un altro aspetto delle affermazioni di Burioni, su cui ha fatto un esposto all’Ordine dei medici, al Garante delle comunicazioni e persino all’Anticorruzione. “Quando noi vedevamo tutte queste prese di posizione a favore dei vaccini, siamo andati a cercare e abbiamo scoperto che questo Burioni aveva partecipato a convegni con fondazioni finanziate dalle case farmaceutiche proprio sui vaccini”, ci racconta Carlo Rienzi.

Sia chiaro, i vaccini vanno fatti. Lo dicono tutte le autorità sanitarie del mondo. Il problema non è se vadano fatti o meno, ma se chi li consiglia abbia un conflitto d’interessi parlandone in televisione. “Se tu da una casa farmaceutica hai avuto una somma di denaro, c’è un sospetto”, sostiene Rienzi. “Per esempio ha fatto un discorso a un corso di formazione sui vaccini che è stato organizzato da una casa farmaceutica che produce vaccini”. E ci sono altri esempi, come potete vedere e sentire qui sopra.

Se fai inserti, eventi e collaborazioni con case farmaceutiche, poi vai in televisione e non li dichiari, si configura il conflitto di interesse? “Certo”, risponde il professor Crisanti. “Si configura il conflitto d’interesse nascosto e non risolto”. E allora ci chiediamo perché il professor Burioni, durante una conferenza web sponsorizzata da una casa farmaceutica, dica: “Io ritengo che il vaccino antinfluenzale debba essere obbligatorio, altrimenti ogni influenza può essere un allarme coronavirus”.

Vaccino antinfluenzale obbligatorio? Può essere giusto. “La verità non può essere verità se il soggetto che la enuncia sotto può avere un conflitto d’interesse”, sostiene Rienzi. “Devi essere indipendente a prescindere”. Ma Burioni che tipo di legame ha per esempio con Pomona, l’azienda farmaceutica con cui ha depositato molti dei suoi brevetti di anticorpi monoclonali e che si occupa anche di vaccini?

Facendo alcune ricerche abbiamo scoperto che l’intera proprietà della ditta è di un certo Gualtiero Cochis, che ne possiede il 100%. Cochis inoltre possiede o è socio di una marea di ditte in tutta Italia, che operano nei più disparati settori. Ma che rapporto avrà questo Cochis con Roberto Burioni? Per capirlo Alessandro Politi è andato a cercare proprio Cochis. La Iena non lo trova, ma riesce a parlare con la sorella e allora coglie la palla al balzo, e le chiediamo di telefonargli perché vorremmo parlargli una serie di progetti per la sua azienda farmaceutica. Dopo poco la sorella risponde che “mi ha detto che dovete parlare con Burioni, che lui non se ne occupa”. Ma non ha il 100% della proprietà?

E poi perché mai dovremmo parlare con Burioni, visto che lui non figura da nessuna parte? “Se fosse che lui ha un rapporto attraverso un prestanome per esempio, ma non figura ufficialmente, se esce fuori che pubblicizza i prodotti che Pomona gestisce o brevetta sarebbe molto scorretto”, dice Rienzi. “Se hai la prova che lui ha un interesse economico nell’azienda li produce e li commercializza e questo interesse economico viene celato al pubblico, questo sarebbe molto grave”, aggiunge Peter Gomez. Ma siamo sicuri di aver capito bene? La Iena ha chiesto meglio alla sorella di Cochis: “Mi ha detto: guarda, io ho da fare, però digli di parlare con il prof. Burioni”. Quindi Burioni è dentro Pomona? “Credo di sì”. È lui che decide? “Forse decide Burioni”.

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