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Il prof. Burioni ci chiama “somari”. Ecco cosa dicono i suoi colleghi: somari anche loro? | AUDIO

Il virologo commenta su Facebook il nostro articolo di ieri “Burioni attacca Le Iene citando uno studio sul plasma iperimmune. Ma chi l'ha scritto lo smentisce”. E ci chiama “somari”. Direbbe la stessa cosa a chi, come l’ematologo di Mantova Massimo Franchini che sentite parlare con noi qui sopra, dice che Burioni ha interpretato male il suo studio, usato poi per attaccarci?

Il prof. Roberto Burioni questa volta sceglie i commenti sulla nostra pagina Facebook per risponderci dopo l’articolo di ieri: “Burioni attacca Le Iene citando uno studio sul plasma iperimmune. Ma chi l'ha scritto lo smentisce”. Sono somari anche i suoi colleghi che quello studio l’hanno fatto e scritto e che sostengono che il loro lavoro dice il contrario di quanto sostiene lui?

Ma andiamo con ordine. Il virologo ci aveva attaccato ieri citando lo studio “Riduzione della mortalità in 46 pazienti gravi per Covid-19 trattati con il plasma iperimmune” che dal suo punto di vista evidenzierebbe alcune criticità di questa terapia e che il suo uso per i malati di Covid “non sia così sicuro come alcuni pensano”. Lo stesso articolo avrebbe sostenuto l’importanza della produzione di anticorpi monoclonali. Su questi due punti abbiamo avuto un dibattito con il virologo, sul quale abbiamo sollevato anche il dubbio che possa essere in conflitto di interessi quando parla in tv. E su quest’ultimo punto lo abbiamo più volte invitato a un confronto pubblico (qui il nostro servizio del 23 giugno in onda nell’ultima puntata).

Nel caso dell’articolo di ieri la questione non era tanto questa. Quanto piuttosto la sua interpretazione dello studio scientifico usato per attaccare di nuovo Le Iene. La sua interpretazione dello studio sembra sbagliata. Lo studio non dice che la terapia con il plasma iperimmune non è sicura. Al contrario ne conferma la validità. Quanto agli anticorpi monoclonali, sarebbero solo per gli autori “una possibilità terapeutica tutta da provare”. Insomma, lo studio non dice quello che il prof. Burioni gli avrebbe voluto far dire. Anzi.

E a sostenerlo non siamo noi ma chi quello studio l’ha scritto ed effettuato. Come ci hanno raccontato al telefono i principali firmatari: Cesare Perotti, direttore del Servizio immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale San Matteo di Pavia, e Massimo Franchini, direttore del Servizio immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova (sopra potete ascoltare alcune delle cose che ci ha detto Franchini e qui trovate tutto l’articolo completo).
 
Commentando sulla nostra pagina Facebook il post con questa notizia, il prof. Burioni scrive: “Io ho riportato le parole testuali contenute nell’articolo, così come i numeri sui quali c’è poco da discutere, arrampicatevi sugli specchi quanto volete ma una grave complicanza polmonare dovuta alla trasfusione di plasma (TRALI) su 46 pazienti l’hanno descritta gli autori dello studio (tra i quali De Donno) non io. L’articolo possono leggerlo tutti al link allegato. Quanto al resto, non sono io a dovermi discolpare dalle vostre accuse di conflitto di interessi, ma sarete voi a dovere provare in tribunale che sono vere. E lì cascherà l’asino, o meglio cascheranno i somari.”


 

Il prof. Burioni ci dà dei somari? Ripetiamo: cosa vuol dire allora per esempio al suo collega, l’ematologo Massimo Franchini di Pavia di cui sopra potete sentire alcune delle cose che ci ha detto al telefono? E cioè, tra le tante cose appunto, che “Le 4 reazioni avverse su 46 sono classificate come probabilmente collegate al plasma iperimmune perché questi pazienti stavano facendo anche altri trattamenti. Solo due hanno richiesto poi trattamento, le altre sono regredite da sole. Non ci sono più dubbi sulla sicurezza. Ogni esperto dovrebbe restare nel suo campo e parlare di quello che sa. Sulla sicurezza ematologica io ho voce in capitolo. A Burioni direi: ‘Lei è un grande clinico. Lasci le cose tecniche di medicina trasfusionale ai trasfusionisti. È una questione di competenze. Bisogna che ognuno parli delle cose di cui è competente’. Non bisogna leggere solo l’abstract, bisogna leggersi tutti i dati e tutto l’articolo. Il professor Burioni ha letto solo l’abstract, il riassunto dello studio e ha capito male per quello”.

A proposito, per quanto riguarda il presunto conflitto di interessi, ribadiamo: Le Iene non dicono bugie e non stravolgono i fatti, come abbiamo già scritto e detto: la verità è facile da dire e rende liberi. Rinnoviamo allora caldamente il nostro invito al prof. Burioni: ci sembra molto più costruttivo e utile per la collettività un sereno confronto su un tema di indubbia attualità e rilevanza sociale come quello che stiamo affrontando piuttosto che rinviarlo alle aule del tribunale come minacciato e dove comunque, se del caso, faremo valere tutte le nostre ragioni. 

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