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Plasma Iperimmune contro il Covid-19. Perché in Italia non interessa?

Alessandro Politi torna a parlare dell’impiego del plasma di persone guarite dal Covid come possibile terapia per chi è colpito dal virus. Ma in Italia quasi nessuno sembra interessarsi al plasma iperimmune. Perché?

A maggio scorso, con Alessandro Politi, siamo stati nei primi centri che hanno sperimentato il plasma iperimmune come cura contro il coronavirus. Il plasma è la parte liquida del sangue, che donato da persone guarite dal Covid-19 è ricco di anticorpi contro il virus.

Abbiamo conosciuto pazienti che con la luce negli occhi ci hanno raccontato la loro guarigione e come le sacche di plasma gli abbiano salvato la vita. “Dopo la prima sacca di plasma sono risultata negativa”, ci ha raccontato una di loro. “La tosse ha iniziato a calare e la febbre è passata”.

Lo stesso Alessandro Politi, dopo essere guarito dal Covid, ha donato il suo plasma. Sono passati cinque mesi dal nostro ultimo servizio, ma le banche del plasma sembrano essere ancora indietro. I centri trasfusionali contattati dalla Iena hanno detto di non aver ancora iniziato a raccogliere plasma iperimmune. 

Le cose vanno diversamente nella Regione Veneto. Il presidente Luca Zaia si è infatti fin da subito interessato all'impiego del plasma contro il coronavirus: “Abbiamo iniziato a maggio una banca del plasma. 1.248 pazienti guariti sono risultati idonei a donare il plasma. Per quanto riguarda le autorizzazioni non ci sono particolari problemi”. E allora perché in Italia nessuno sembra interessarsi veramente al plasma iperimmune? Alessandro Politi cerca una risposta sentendo il parere di numerosi esperti.

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