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Maestra d'asilo licenziata per video hard, arrivano le condanne | VIDEO

Il fidanzato manda le sue foto private in una chat WhatsApp con dentro anche alcuni genitori dei suoi alunni. Per questa maestra d’asilo di 20 anni inizia un incubo non ancora finito che parte dal licenziamento. Dopo 3 anni la direttrice e altri sono stati condannati. Invece lei non ha ancora trovato lavoro e chiede aiuto a tutti voi

La verità verrà fuori, ma io rimango sempre la maestra p***ana”. A dirlo è Giulia, una 20enne che adorava il suo mestiere: insegnare ai bimbi d’asilo. Lei è la maestra di Torino che da vittima di un subdolo abuso si è ritrovata colpevole, una presunta colpevolezza che le sta rovinando la vita da tre anni. 

Giulia conosce un ragazzo, lo frequenta e se ne innamora. Inizia a condividere con lui alcune foto e video intimi. Sono immagini private che però non rimangono tali. Il ragazzo le condivide in una chat di WhatsApp, dove dentro c’è anche il papà e la mamma di un suo alunno. Gli scatti con nome e cognome iniziano a girare

Ti voglio prendere a schiaffi, ti affido giornalmente mia figlia e il pensiero che la sua maestra fa certe cose, mi fa schifo”, dice una mamma a Giulia. “Ho sbagliato a fidarmi di un ragazzo”, le risponde. “So che vuoi denunciare questa persona, se le tue intenzioni rimangono quelle, io parlerò direttamente con la direttrice spiegando tutto e togliendo mia figlia dal nido”, replica la mamma.

Lei aveva chiesto al ragazzo di rimuovere foto e video dalle chat senza doverlo denunciare. “Mi ha risposto che ormai circolavano e che potevo andarmene da casa”, spiega la maestra. Così non le rimane altro che denunciarlo. Ma nel frattempo lui inizia a minacciarla: “Se mi arriva la denuncia, mando tutto a tutti fai tu… E lo viene a sapere anche la tua famiglia. Vedi tu che fare, abbiamo sbagliato entrambi, sai a che cosa vai incontro”. 

In quelle giornate da incubo di 3 anni fa, Giulia viene isolata e continuano gli insulti da parte dei genitori dei suoi alunni: “Se lei è zocc*** e manda i messaggi non deve mettere in mezzo le persone che li hanno mandati”, dice un papà. “Per quanto quest’uomo possa aver fatto schifo tra virgolette lei non è da meno”, risponde una mamma. “La responsabilità è sua”, chiosa il papà. 

A questo punto i genitori inoltrano foto e video alla direttrice e le chiedono di prendere provvedimenti. “Mi ha detto che non potevo più lavorare lì perché sarebbe stato visto come l’asilo delle pu***ne”, sostiene Giulia. “La direttrice mi ha obbligata a firmare le dimissioni, altrimenti mi avrebbe licenziato scrivendo quello che è successo”. Giulia firma le dimissioni, ma per un vizio formale non sarebbero state valide. A questo punto la direttrice avrebbe alzato il tiro inviando un messaggio vocale nella chat delle maestre: “Cercatela di indurre a far qualcosa di sbagliato, ogni qualcosa che succede chiamatemi perché io lo prendo come pretesto per mandarla via. Ce l’ho a morte non voglio neanche vederla”. La direttrice emette un provvedimento disciplinare e il licenziamento che però sarebbe decaduto per ingiusta causa. 

“Mi hanno fatto sentire in colpa, ma la forza di non stare zitta è stata più forte”, dice Giulia. Tutto questo succedeva nel 2018, ora sono arrivate le condanne. Con la sua denuncia il ragazzo per un anno sarà in prova ai servizi sociali per aver commesso i reati di violenza privata e violazione della privacy. Nina Palmieri si mette sulle sue tracce: “Questa cosa è stata molto ingigantita, io ho fatto una cazzata da ragazzino…”, dice lui. Invece la direttrice dell’asilo deve rispondere di violenza privata e diffamazione. Anche una mamma è stata condannata per i suoi messaggi in quella chat. In tutto questo tempo Giulia non ha più trovato lavoro per le cattive referenze, se volete aiutarla scrivete a redazioneiene@mediaset.it 

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