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Alessandro De Giuseppe torna sul caso del fallimento dell'imprenditore Sergio Bramini nonostante 4 milioni di crediti mai pagati da enti pubblici. Il Csm ha criticato come abbiamo raccontato la storia. Ecco come l'abbiamo sempre vista noi

Ci siamo occupati in numerosi servizi del caso di Sergio Bramini, l’imprenditore monzese che, dopo il fallimento della sua azienda ha perso anche la sua casa. Nei servizi e negli articoli dedicati a questa storia, che potete ripercorre qui in fondo, abbiamo riferito di come lo Stato, che doveva a Bramini oltre 4 milioni di euro mai pagati da enti pubblici.

Per come abbiamo sempre visto e raccontato questa storia le cose sono andate così: Sergio aveva un’azienda di raccolta e smaltimento rifiuti, che dagli anni 2000 ha cominciato a non essere pagata dalle amministrazioni per cui lavorava.  Per andare avanti, l’imprenditore fa dei debiti, dopo anni è costretto a dichiarare fallimento, perdendo anche la casa che aveva ipotecato. Tutto questo pur avendo un credito nei confronti di enti pubblici di più di 4 milioni di euro.

Ma il Consiglio superiore della magistratura, quattro giorni fa, ha scritto che Le Iene hanno rappresentato la vicenda giudiziaria di Bramini “in maniera distorta e faziosa turbando il regolare svolgimento della funzione giudiziaria”. In particolare, ha scritto il Csm, abbiamo “denigrato, offeso e diffamato” il giudice di Monza Simone Romito, che ha firmato il provvedimento di sgombero della casa di Sergio.

In uno stato di diritto, quale quello in cui viviamo, nessuno può mettere in dubbio l’operato del Csm e sicuramente quando abbiamo provato a confrontarci con il giudice siamo stati irruenti. Il fatto è che a volte prendiamo troppo a cuore le persone e le storie che raccontiamo, e questo ci porta anche a sbagliare. Di questo ci scusiamo.

Però non capiamo perché noi avremmo barato “sia per ciò che è stato detto, sia per ciò che non è stato detto, sia per i modi, allusivi e denigratori, che sono stati utilizzati”. Il Csm ritiene che abbiamo raccontato una versione che non risulta aderente alla realtà, non dicendo, per esempio, che i debiti della società di Bramini “sopravanzavano di gran lunga l’attivo sociale che si potrebbe riscuotere ove gli enti pubblici coinvolti pagassero i loro debiti”.

Ma Sergio ci racconta che l’anno del fallimento ha emesso fatture per 4.233.252, 93 euro, mentre, come ci racconta, aveva un passivo di 3.841.505, 66. “Quindi questo fatto non sussiste”, conclude Bramini.

Il presidente del tribunale di Monza dice anche di aver mandato a Le Iene “due note di chiarimenti in proposito”, ma che di questo “non è stato dato in alcun modo conto”. In realtà tali note sono state, e sono tuttora, pubblicate sul nostro sito dove si possono leggere integralmente (clicca qui per leggere uno degli articoli da cui si possono scaricare le note in questione).

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