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Le Iene

Pablo Trincia

La Fotogallery di Pablo Trincia

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È successo in una notte di fine ottobre del 2005, da qualche parte nella Gola East Reserve, al confine tra Liberia e Sierra Leone. Da diverse ore ormai mi ero lasciato alle spalle l'ultimo dei tanti anonimi villaggi che punteggiano la zona, tutti semi-distrutti e con i muri delle abitazioni crivellati dai proiettili, fino a ritrovarmi nel buio pesto di una foresta fittissima, mentre con altre venti persone spingevo un autobus mezzo sfondato che non ne voleva sapere di ripartire. Diluviava, e il sentiero su cui ci muovevamo era un pantano di fango scivoloso. Eravamo diretti a Freetown, ma non ci saremmo mai arrivati. E io non dormivo da almeno 30 ore. Così, esausto, fradicio, infreddolito, incazzato nero e soprattutto senza pezzo da mandare al giornale per cui scrivevo, ho sbottato: "Chi me l'ha fatto fare di scegliere questo mestiere di m***?".

Me lo sono chiesto tante altre volte. Come a Calcutta, in India, quando mi hanno ricoverato in ospedale con una febbre tifoidea che mi ha fatto delirare due giorni. O a Nassau, capitale delle Bahamas quando, appena atterrato all'aeroporto in una splendida giornata di sole, sono salito su un taxi e invece di farmi portare in spiaggia gli ho detto: "Andiamo al carcere". O in un albergo pieno di pulci a Lagos, in Nigeria. O tutte le volte che mi tocca fare un appostamento e stare per ore seduto in una macchina a fissare un portone, in attesa che qualcuno esca. E la risposta è sempre la stessa. Ho scelto il giornalismo perché questo lavoro è come una droga, e io sono uno dei suoi tanti devoti tossici. Siamo divorati dall'eterna fame di viaggi, luoghi lontani, adrenalina, avventure strane, personaggi folli, situazioni stravaganti, aneddoti buffi, storie da raccontare. Senza la nostra dose quotidiana di questa roba diventiamo noiosi, incazzosi, irritabili. Così è, e così sempre sarà.

Per il resto, ecco la mia biografia in pillole:
Nasco a Leipzig (Germania Est) nel 1977. Mio padre è italiano, mia madre iraniana. Mi chiamano "Pablo" in omaggio al grande poeta cileno Pablo Neruda. Quando ho 4 anni i miei si trasferiscono a Milano, dove frequento tutte le scuole. Poi, a 22 anni, mi trasferisco a Londra, dove nel 2003 mi laureo in lingue e letterature africane alla School of Oriental and African Studies. E lì scopro la mia vera grande passione: le lingue. Studio il Kiswahili, l'Hindi e il Wolof, poi imparo per i fatti miei lo spagnolo e il francese e studio il persiano (potessi tornare indietro, farei l'insegnante di lingue africane e asiatiche all'università).

Tornato a Milano dopo la laurea, finisco a fare il giornalista a Peacereporter.net, un piccolo giornale online dove seguo le news dall'Africa. Nel 2005 divento freelance e comincio a campare vendendo pezzi a La Stampa, il Venerdì di Repubblica, Rolling Stone Magazine, Io Donna, l'Espresso, Berliner Kurier, Die Welt ,The Independent, Vanity, Il Messaggero e altri giornali di varia natura. Sono anni di viaggi febbrili, sempre con la valigia in mano, nelle città più disparate: Ciudad de Guatemala, Kathmandu, Colombo, Cape Town, Niamey, Pristina, Sao Paulo, Sana'a, New Delhi, Miami, Nairobi, San Salvador, Taipei, Dakar, Sofia, Nassau, Islamabad, Yerevan, Bamako, Calcutta, San José, Almaty, San Luca, Lagos e parecchi altri posti più o meno raccomandabili.

Nel dicembre del 2008 decido che ne ho abbastanza dei giornali e delle quattro lire che mi danno a fine mese, e decido di trasferirmi in Yemen per studiare l'Arabo e cercare lavoro da qualche parte in Medio Oriente. Ma prima di fare il biglietto mi tolgo un ultimo sfizio: chiamo Davide Parenti, gli chiedo un colloquio e mi presento alla redazione delle Iene. Due mesi dopo va in onda il mio primo servizio.

ienapablo@gmail.com

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