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“Cacciato dalla Chiesa perché gay, oggi sono prete. Papa Francesco aiutaci”

Marco si è rivolto al credo anglo-cattolico. E ora si appella al Pontefice, ricordando una sua famosa frase in aereo

Papa Francesco ha aperto relativamente agli omosessuali, purtroppo è circondato da ipocriti che non gli consentono di aprire come vorrebbe”. A parlare, ricordando la famosa frase del Pontefice pronunciata in aereo nel 2015 “Chi sono io è per giudicare un gay?”, è il neo sacerdote Marco (il nome è di fantasia), 21 anni, cacciato due anni fa dal seminario per la sua omosessualità dichiarata. Lo abbiamo intervistato dopo che ci aveva segnalato il suo caso. Oggi ha raggiunto il suo obiettivo: diventare prete, abbandonando la chiesa a cui era devoto, quella cattolica romana. E lancia il suo appello, chiedendo aiuto al Papa a nome di molti sacerdoti omosessuali.

I fatti risalgono all'estate 2016. Fresco di maturità, Marco vuole entrare in seminario. “Da sempre è stato il mio sogno. Una vocazione, fin da bambino”. Il percorso inizia sotto una buona stella finché il giovane non rivela la sua omosessualità al parroco del paese. Da quel momento, crolla tutto: “Mi sono sentito dire che adescavo bambini e che avevo problemi mentali. Mi ha impedito di andare a prendere a catechismo i miei cuginetti e perfino di suonare al funerale di un mio amico”.

Oltre a screditarlo nel piccolo paese di provincia dove viveva, i rapporti si sono incrinati anche con il seminario. “Un giorno il rettore mi ha invitato ad abbandonare il mio percorso a causa della mia omosessualità. Vivevo malissimo questa situazione”. Siamo nel marzo dello scorso anno, Marco piomba nel buio più totale senza più una guida spirituale. Uno stato di crisi che lo riporta alla sua giovinezza, quando ha scoperto la sua omosessualità. Si rivolge anche a uno psicologo. Nel frattempo, inizia a conoscere e ad avvicinarsi ad altre chiese.

“Inizio un nuovo percorso in quella anglo-cattolica. Non fa parte della chiesa ecumenica di Ginevra ma è riconosciuta a tutti gli effetti. In più permette una relazione affettiva come tutte le chiese anglicane”. Siamo nel gennaio 2018: Marco viene ordinato diacono e un mese più tardi diventa prete. Il suo obiettivo è raggiunto, ma ripiomba nell'incubo del suo parroco. I fedeli della sua comunità vogliono condividere con lui l'Eucarestia e il sacramento della confessione. E lo invitano a celebrare funzioni nella loro parrocchia. “Il parroco ha detto, dal pulpito durante una predica, che non sono un prete valido. Lo ha scritto in un comunicato che ha affisso per tutto il paese”.

Per il 21enne è un incubo che si ripete: “Mi sta rovinando la vita, mi ha messo in cattiva luce in paese e nella Diocesi gira un messaggio negativo su di me. Gesù usa parole di fuoco contro gli ipocriti, i ricchi e gli altezzosi. Non ha mai detto una parola sulla omosessualità. Anche nell'antico testamento se ne parla come peccato, ma dagli studi si comprende che si riferiva alla pedofilia”. Oggi Marco si sente di lanciare un appello anche a coloro che si trovano nella sua situazione. “Abbiate il coraggio di cercare altre chiese veramente ‘aperte' che predicano l'amore per Gesù nell'ottica di Gesù. Non abbiate paura di mettervi in una chiesa che crea veramente ponti e non muri”.

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