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"Ecco perché i politici si sono tenuti lontani dalle vittime di Macerata"

A tre giorni dal raid razzista di Luca Traini soltanto una parlamentare era andata in ospedale. Abbiamo chiesto a Beatrice Brignone perché

Beatrice Brignone fino a ieri era l'unica rappresentante delle istituzioni ad aver visitato in ospedale le vittime del raid razzista di Macerata. Mercoledì è arrivato il ministro della Giustizia Orlando, quattro giorni dopo il terribile attentato ad opera di Luca Traini. Oggi è previsto l'arrivo del presidente del Senato Grasso. Perché le istituzioni ci hanno messo tanto a dimostrare la propria vicinanza alle vittime?

La parlamentare di Senigallia ha ancora impresso nella mente gli occhi di Wilson Kofi, una delle vittime, che non è morto solo perché la pallottola ha colpito una costola: "Aveva uno sguardo pieno di vuoto e di paura. I suoi occhi mi sono rimasti impressi, non riesco a liberarmene". Perché c'è voluto del tempo prima che si palesassero le istituzioni? "Personalmente non volevo che la mia visita venisse strumentalizzata. E' tempo di elezioni, e non volevo che nessuno pensasse che cercavo una passerella. Ma poi ho visto che non andava nessuno. E fra l'accusa di strumentalizzazione e quella di menefreghismo, ho preferito la prima". Sui social in tanti hanno lamentato la poca considerazione delle vittime dell'attentato di Macerata, e in molti hanno pubblicato i loro nomi in segno di protesta. Oltre a Wilson Kofi, le vittime sono Mahamadou Toure, Jennifer Otioto, Gideon Azeke, Festus Omagbon, Omar Fadera. "Ho detto loro che io non ho nessun merito a essere nata qui, e che loro non hanno nessuna colpa se vengono da paesi in guerra da cui si può solo scappare".

Il sindaco di Macerata ha vietato il corteo previsto per sabato organizzato dall'Associazione nazionale dei partigiani, per evitare "divisioni e possibili violenze". "Non sono d'accordo. Oggi c'è bisogno di una manifestazione pacifica contro i nuovi fascismi che stanno emergendo. Penso che a Macerata ci sia un problema legato al razzismo, ma anche alla gestione delle politiche migratorie. Per questo vietare il corteo penso sia sbagliato".

Sale il bilancio delle vittime mentre si celebrano i funerali di Stato, rifiutati da venti famiglie. Una testimone diretta racconta il crollo del ponte. Ed emerge un incontro di 27 giorni fa che evidenziava criticità e prometteva interventi proprio sui cavi, prima ipotesi di lavoro come causa della tragedia. “Chiesti invano controlli 24 ore su 24”

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