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“Isolani sì, ma isolati no”. Il videodocumentario dei ragazzi che vivono a Stromboli

Bancomat senza soldi, supermercato vuoto e edicola chiusa. Le testimonianze da Stromboli raccolte da Le Iene

“Vi scrivo per segnalare un bel po' di problemi gravi che stiamo avendo sull'isola di Stromboli, che io chiamo ‘l'isola che non c'è'. La maggior parte delle volte, in inverno, rimaniamo isolati. Le attività commerciali spesso non ricevono il ricarico della merce e di conseguenza sull'isola non si mangia. Non ci sono né i soldi alla posta né tantomeno nell'unico bancomat a disposizione. Potrei continuare per ore ad elencare tutti i disagi con i quali conviviamo giornalmente”.

Così ci ha scritto un abitante di Stromboli, chiedendo di essere ascoltato. E noi abbiamo deciso di farlo, dando voce a Sofia, Elena, Ludovica e Riccardo, giovani dell'isola, che ci hanno raccontato la vita (e i disagi) sul vulcano. Dall'edicola che è chiusa tutto l'inverno al bancomat rotto, fino al supermercato vuoto o aperto solo mezza giornata. Abbiamo così chiesto ai ragazzi di documentare i problemi quotidiani sull'isola. E abbiamo raccolto le loro testimonianze nel videodocumentario che potete vedere sopra.

Noi siamo un'isola abbandonata a se stessa. Dal 31 ottobre tutte le attività chiudono come se non ci vivesse più nessuno”, ci racconta Sofia, 26 anni, strombolana “doc”. “Il problema principale sono i collegamenti”, spiega. “Spesso gli aliscafi - gestiti per i collegamenti su Stromboli dalla compagnia Liberty Lines - non partono. A volte si fermano a Ginostra e noi siamo costretti a chiamare un signore che ci viene a prendere con il gommone e a pagare altri soldi di tasca nostra”. Altri soldi oltre ai 7 euro del biglietto che hanno già pagato alla Liberty Lines. Quando facciamo presente la situazione a una delle referenti dell'Ufficio Commerciale della compagnia, ribatte: “Quando per condizioni meteo marine avverse non riusciamo a raggiungere Stromboli, rimborsiamo i passeggeri”. Ma secondo quanto ci dicono i ragazzi, quei 20 euro in più che gli abitanti sono costretti a spendere per tornare a casa non glieli rende più nessuno. E quando facciamo notare che dovrebbe essere la compagnia, dato che offre un servizio pubblico, a provvedere a portare i passeggeri fino a destinazione, ci viene risposto che “è volontà del passeggero raggiungere privatamente la destinazione”. Volontà? Semmai una necessità. A maggior ragione perché i passeggeri che hanno già comprato il biglietto e restano bloccati a Ginostra, o a Lipari, o a Messina, devono anche pagarsi il soggiorno di tasca loro. “Una volta sono rimasta bloccata a Lipari per 4 giorni. Per fortuna avevo dei parenti lì. Se fossi rimasta a Milazzo mi sarei dovuta pagare il soggiorno”, ci racconta Sofia.

Ma i disagi per gli abitanti dell'isola non finiscono una volta arrivati a casa. “Quando aliscafi e navi non arrivano, ci ritroviamo anche per più di una settimana con supermercati vuoti: niente latte, uova, nulla”. Già, perché, secondo quanto ci hanno raccontato alcuni strombolani, i collegamenti con l'isola per il trasporto delle merci (che avviene attraverso le navi della Caronte & Tourist) spesso saltano, quando dovrebbero avvenire “non meno di tre volte la settimana”, come ci informa lo stesso presidente della Caronte & Tourist per le isole minori, Vincenzo Franza. Così capita di ritrovarsi con il frigo vuoto e senza niente di fresco, come ci ha mostrato Ludovica, perché “la nave non arriva da più di una settimana”. Quando facciamo presente questi disagi, il presidente della compagnia,risponde: “Gli abitanti hanno perfettamente ragione. Le navi che ci siamo ritrovati un anno e mezzo fa, dopo la privatizzazione della vecchia compagnia di stato, sono obsolete. La più giovane ha 30 anni”. Quindi, ci spiega, “navi del genere spesso con il maltempo non possono partire”. “Io sono di Messina, capisco benissimo gli abitanti”, ribadisce. E ci comunica il suo impegno a risolvere questa situazione con “cinque nuove navi nei prossimi cinque anni”. Speriamo tenga fede alla promessa. Intanto, da ottobre a marzo, gli isolani sono costretti ad arrangiarsi come possono. Chiedendo a chi viene dalle altre isole di portare il giornale, il latte o qualsiasi altra cosa.

Io amo la mia isola”, ci tiene a ribadire Sofia. Così le chiediamo come passa le sue giornate d'inverno. “Alla fine trovo sempre qualcosa da fare. Faccio parte di un'associazione di volontariato. Il vulcano è sempre attivo, così ci insegnano come comportarci in caso di emergenza”. E quando non fa questo? “Mi annoio, come tutti”, dice ridendo. “I ragazzi giocano a calcio. Loro col calcio se la cavano sempre. Ma per noi ragazze va un po' peggio”. “Però quando ci sono le feste del paese è molto bello. Noi ragazze ci riuniamo per fare i dolci e il ‘quadaro'”, la minestra tipica per San Giuseppe. “Se non fosse per i disagi quotidiani, qui starei davvero bene. Ma ora non ce la facciamo più”. E conclude: “Come dico sempre: isolani sì, ma isolati no”.

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