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News | di TRINCIA |

“Spray urticante per rapinare”: 8 arresti per la tragedia di piazza San Carlo a Torino

Il panico, tra la folla che guardava su un maxischermo la finale di Champions League Juventus – Real Madrid, provocò un morto e 1.526 feriti. Sarebbe stato scatenato dai borseggiatori. Ma la tragedia ha anche altre cause, come vi avevano già raccontato le Iene

Otto arresti per la tragedia di piazza San Carlo del 3 giugno 2017, quando il panico scatenatosi tra la folla che guardava su un maxischermo la finale di Champions League Juventus - Real Madrid provocò la morte di una donna e 1.526 feriti. Il blitz di procura e Questura di Torino che sta portando in manette queste otto persone è scattato stamane. Secondo l'accusa sarebbero stati proprio gli arrestati, usando spray urticante, a creare il caos (che non pensavano certo di queste dimensioni) per compiere poi rapine e borseggi tra la folla, a caccia di portafogli, gioielli e cellulari.

Il gruppo sarebbe stato incastrato da alcune intercettazioni telefoniche in cui si parlava di una collanina, rubata in piazza San Carlo, del valore di diverse centinaia di euro. La tecnica sarebbe stata già usata già in altre occasioni, proprio in luoghi affollati. Naturalmente questo non basta a spiegare la tragedia, mentre le indagini si stanno concludendo e si attendono le richieste di rinvio a giudizio.

Tra le 21 persone indagate ci sono anche la sindaca Chiara Appendino, il prefetto Renato Saccone, l'ex questore Angelo Sanna, alcuni funzionari di Comune e Questura, i componenti della Commissione di vigilanza e gli organizzatori della manifestazione.

Proprio sugli altri fattori che hanno provocato un morto e 1.526 feriti ci eravamo concentrati nel servizio “Cosa fa il terrore del terrorismo” che avevamo trasmesso il 24 ottobre 2017 e che vi riproponiamo qui in basso.

A scatenare il fuggi fuggi della folla era stata la paura di trovarsi in mezzo a un attentato, in un panico collettivo che si è alimentato esponenzialmente. Poteva essere evitato tutto questo? La Iena Pablo Trincia ha parlato con alcuni sopravvissuti e con Fabio, il fidanzato della vittima.

Ha indagato soprattutto sui mancati controlli agli ingressi, la presenza di venditori abusivi di birra (causa di quel “tappeto di vetri” su cui si sono feriti in molti), la mancanza di vie di fuga e di addetti alla sicurezza sufficienti, il sovraffollamento della piazza in cui si trovavano oltre 30 mila persone, il poco tempo con cui l'evento sarebbe stato organizzato.

Guarda qui sotto il servizio di Pablo Trincia, per ripercorrere e capire meglio quella brutta pagina della nostra storia.

L’addio alle vittime, salite a 43, del crollo del Ponte Morandi dell’autostrada A10 tra applausi per Mattarella, governo e soccorritori (e fischi per i politici Pd). La società gestita dai Benetton si scusa perché percepita come distante ma non si assume la responsabilità della strage. L’esecutivo: via la concessione. Video e foto raccontano la tragedia 

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