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News | di Matteo Gamba |

Ansia e attacchi di panico, Michela: “Condannati alla paura della paura”

"Può sembrare una supercazzola e invece...". E invece, come racconta Michela, è la trappola mortale che fa a pezzi, pezzo per pezzo, la vita di chi soffre di ansia e attacchi di panico. Dopo l'intervista a Jessica, ripartiamo dall'email di Michela

Nuova tappa di questa sessione estiva di gruppo su "Ansia e attacchi di panico". Dopo l’intervista a Jessica Maritato: “Convivere con ‘Sto morendo’", avete scritto in tantissimi. E man mano racconteremo le vostre storie in video, con brevi interviste via Skype, oppure in articoli scritti dopo un’intervista telefonica: si può scegliere poi se con nome e cognome veri, solo nome, nome di fantasia. Scriveteci, se volete, magari in ritardo ma leggiamo tutto e rispondiamo.

L’ideale sarebbe sempre riuscire a metterci la faccia per aiutare sé e gli altri. Perché uno degli obiettivi di questa piccola “terapia di gruppo” sarebbe quello di abbattere almeno una sorta di tabù sociale che circonda ansia e attacchi di panico. Se ne parla poco, troppo poco, almeno rispetto a quante persone ne soffrono, sotto traccia, senza neanche un “qualcosa di fisico” da mostrare, soffrendo come cani. Quando magari il compagno di banco, d’ufficio, di bar, come scrive qui sotto Michela, vive proprio nello stesso incubo.

Altro obiettivo è ricavare qualcosa da ogni testimonianza, ogni volta, “un mattoncino” per costruire un mosaico di soluzioni su come affrontare meglio questi disturbi. Dal racconto di Jessica si esce avendo capito in concreto, per esempio, l’importanza della terapia psicologica e della possibilità di avere una terapia gratis per tutti che funzioni e il nucleo dell’attacco di panico: “Sto morendo”, appunto.

Con Michela Gallo, che ha deciso anche lei di metterci la faccia e il suo nome e cognome, abbiamo deciso di pubblicare direttamente la sua email, che trovate qui sotto. Racconta già tutto perfettamente così.

Ci ho pensato molto prima di scrivere.

Ho cancellato e riscritto più volte, pensando che forse era qualcosa di troppo intimo da esternare… Ma poi ho pensato; quando ho aperto il mio blog, aldilà delle cazzate buttate qua e là ogni tanto per alleggerire un paio di minuti di giornate a volte infinite, lo scopo era proprio quello… non tenere più solo per me, pensieri che avevo su quello che succedeva attorno, una volta alzato un attimo lo sguardo dall’inerzia di tutti i giorni.

E quindi era giusto che anche questo venisse fuori prima o poi… non è piacevole, non è divertente, ma forse, farà sentire qualcuno meno solo.

Perché questo è il problema… che gli attacchi di panico, perché di questo parliamo, ti fanno sentire solo.. estremamente solo.

Paradossalmente… visto che metà della popolazione mondiale ne soffre.

Ci si incontra al solito bar, ci si schiaffa in faccia un sorriso e ci si siede in compagnia, facendo finta che vada tutto bene, pregando che non capiti… quando magari la persona seduta di fronte a noi sta facendo lo stesso. E magari invece servirebbe solo uno sguardo e un “Ma tu come hai fatto? Come fai a superarlo?”.

Parlarne. Parlarne serve. Come sempre nella vita, scavare e abbandonare per un po’ i soliti discorsi pro forma che mettiamo per contorno in tutto, male non ci fa’.

Solo che gli attacchi di panico non sono un qualcosa che puoi spiegare o di cui chiacchierare… anche perché tante volte non sai nemmeno cosa succede.

Nessuno è preparato. Arrivano e basta… anche a chi “Ah io non ho mai avuto nulla del genere!”.

Magari al cinema, una domenica pomeriggio... un secondo prima stai guardando il film e un secondo dopo inizi ad avere i brividi, il cuore accelera e non capisci, il respiro inizia a mancare, la gente è tutta lì tranquilla chi ride chi mangia i popcorn... come fanno a stare così? Come fai tu a stare così? Cosa sta succedendo?

Oddio mi viene da vomitare… devo uscire, subito! Ma è buio, la sala è piena, il film è a metà… NO, NO, DEVO USCIRE! CAZZO, non riesco a respirare!

Se va male, quando finisce ti accorgi di aver perfino le guance rigate di lacrime senza nemmeno averle sentite scendere… È la paura! Paura perché non sai cosa ti sta succedendo. Paura perché non sai cosa fare. E non vedi l’ora di tornare a casa tua. E intanto non respiri.

Cos’è stato? Cos’è successo?

È stato orribile.

Era un attacco di panico.

Di panico? A me?

Ma se ho una vita praticamente perfetta. Amici, Amore, una bella famiglia e un buon lavoro. Non ho mai avuto nulla del genere…

Beh l’hai avuto, quindi qualcosa deve pur esserci.

Puoi mentire agli altri, non alla tua mente. E se tu non vuoi o sai ascoltarla, il modo lo troverà lei per te.

E da lì cambia tutto. Tutto è un po’ più pensante, puoi far finta di nulla sperando non capiti più, ma rimane lo strascico di paura… e la paura signori, è una brutta bestia.

Perché sapete cosa c’è di peggio della paura? La paura della paura.

Che potrebbe sembrare una supercazzola e invece…

Paura di uscire troppo distante da casa.

Paura di stare in mezzo a tutta quella gente che vive tranquilla, senza vedere cosa ti stia succedendo dentro.

Paura di non sembrare “normale”.

Paura a uscire dalla comfort zone. Comfort zone che nei casi più gravi non esiste più, perché, se prima non vedevi l’ora di arrivare a casa, da ovunque fossi, per distenderti e aspettare che il cuore rallentasse, ora non puoi più… perché nel cuore della notte ti svegli ed è il panico. E sei sola.

Paradossalmente sola.

Perché se solo chiedi un piccolo aiuto, potresti in realtà renderti conto che metà del mondo si sente solo quanto te e l’altra metà, seppur non capendo di cosa parli, tenderà una mano.

Non siamo soli.

Abbiamo la nostra amica ansia con noi, che non ci abbandonerà mai. Tanto vale offrirle da bere e farci due chiacchiere.

Michela Gallo

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