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Meno reati, più armi e paura. Ma una pistola vuol dire davvero sicurezza?

Nonostante il calo costante dei reati aumentano le persone che vogliono armarsi e si armano. Vi spieghiamo perché questo non basta affatto per sentirsi al sicuro in casa

I reati in Italia sono in forte diminuzione, come succede costantemente da anni. Secondo l'ultimo rapporto Censis, appena diffuso, nel 2017 sono stati il 10,2% in meno dell’anno prima. Gli omicidi si sono quasi dimezzati negli ultimi dieci anni, passando da 611 a 343. Eppure la paura, dettata da un senso di insicurezza sociale generale, cresce: “Una famiglia su tre teme la criminalità nella zona dove vive".

Il risultato è che in 4 milioni e mezzo di famiglie italiane ci sono armi in casa, le licenze sono un milione e 400 mila ed entrambi i dati sono in aumento.  Il 39% delle persone, contro il 26% del 2015, vorrebbe regole meno rigide, in proposito di Porto d’armi, come ha appena proposto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, segretario della Lega. Tutto questo nonostante l’esempio degli Stati Uniti dove il diritto costituzionale di avere armi e la loro diffusione esponenziale ha come effetto diretto l'aumento di crimini e violenza, comprese le stragi dettate dalla follia.

Oltre tutto, avere un’arma non basta. Bisogna saperla usare per non far danni o morti più che evitabili o per non rischiare per primi la pelle. Già a fine 2016 ci siamo occupati proprio di questo nel servizio “Sei davvero sicuro con una pisola in casa?”. Luigi Pelazza partiva proprio dalla crescita di persone, che, soprattutto per la paura di furti e rapine in casa, si comprano una pistola, in particolare nelle piccole realtà nel Nord. Molti in pratica, se dovesse entrare qualcuno, si sentirebbero più sicuri con una pistola o un fucile. Ma lo sarebbero davvero?

Avere un’arma e non saperla usare è come non averla, anzi può essere più pericoloso”, dice uno che le armi le vende in provincia di Bergamo. “Bisogna almeno addestrarsi in un poligono di tiro”. L’arma più richiesta è la classica pistola, che costa dai 300 ai 1.000 euro. Un fucile a pompa? 240 euro. Il venditore lo suggerisce perché può essere caricato anche con proiettili di gomma, capaci di bloccare i malintenzionati senza essere letali.

Tutte le armerie confermano l’aumento degli affari. “Arrivano con la classica frase: 'Meglio un brutto processo che un bel funerale’”, racconta un altro venditore, che dorme con la pistola sul comodino. “Se sentissi entrare qualcuno in casa, io sparerei, se l’ammazzo poi pazienza, vedremo come va a finire: lui non doveva entrare in casa mia”, dice.

Tra i suoi clienti c’è Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d’Adda (Milano) che nell’ottobre 2015 uccise il ladro albanese di 22 anni, Gjergi Gjonj, entrato nella sua abitazione. L’accusa di omicidio nei suoi confronti è stata archiviata poi nel dicembre 2017: gli è stata riconosciuta la legittima difesa.

“Ho sentito entrare qualcuno dalla finestra mentre ero a dormire, sono entrato in cucina già con la pistola in mano, la tengo sotto il cuscino. Ho visto una sagoma nera saltarmi addosso e ho sparato un colpo", dice alla nostra Iena mentre ricostruisce cosa è accaduto nella sua casa.

"Vivere tranquillo in casa mia è un sacrosanto diritto. Mi hanno tolto l’arma: sto con questo forcone accanto al letto. Lui è scappato per le scale e si è accasciato per l’emorragia. Ho chiamato l’ambulanza e, quando poi ho saputo che è morto, mi è dispiaciuto: è sempre un ragazzo che muore. Non era armato, il problema è che in tre secondi come fai a capirlo? Vorrei cancellare tutto, non avevo mai usato la pistola”.

Uno dei problemi è anche questo: la gente compra un’arma e poi non va nemmeno in poligono ad addestrarsi. Così è tutto più pericoloso. Siamo andati in un poligono nel Bresciano. Renato, il presidente, racconta: “La media di chi prende il Porto d’armi è sui 40-50 anni. Gli 'sbruffoni col pistolone' sono pochi, gli altri sono persone normali". Il poligono può aiutare ma non basta: sapere come si reagirebbe in casi di emergenza è comunque difficile.

“Bisogna evitare di trovarsi a reagire impreparati”, sostiene Carlo Bifani, esperto di sicurezza internale. “Oggi la tendenza è di blindare la zona notte, ovvero creare una zona sicura con monitor all’interno della quale è impossibile penetrare, così si può pensare prima di sparare e intanto chiamare le forze dell’ordine. Ci sono poi dei corsi per gestire la paura dell’aggressore e capire quando c’è davvero un pericolo e quando è cessato”. L’esempio più semplice? “Se il ladro si volta e scappa, non gli posso sparare, commetterei un omicidio".

Luigi Pelazza parla anche con Zero, un istruttore per l’uso di armi da fuoco: “Il dito deve lavorare sotto il controllo del cervello. Colpire un bersaglio fermo in tranquillità al poligono conta per il 5% sulla capacità reattiva. Sparare senza preparazione, in condizione di stress e in spazi ristretti e poco o non illuminati, è come non saper guidare, comprarsi la macchina e andare a 200 all’ora. Io addestro le persone, sotto stress e con test in cui serve un’elaborazione mentale, per evitare tutto questo”.  

Guarda qui in basso il servizio integrale “Sei davvero sicuro con una pisola in casa?”.


 

L'ultima puntata

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