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Morto il boss Cannizzo conosciuto in ospedale da Golia, la Procura vuole vederci chiaro | VIDEO

Nel marzo 2017 la Iena ha documentato la libertà in cui viveva Cannizzo, condannato all'ergastolo, mentre era ricoverato in ospedale. Il boss ci aveva raccontato la sua storia

È deceduto domenica 4 novembre, all’età di 58 anni, Francesco Cannizzo, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, omicidio e tentato omicidio. Si trovava ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma. Sul decesso, per cause naturali, la Procura di Parma ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo. L’ipotesi è che a seguito di un intervento di amputazione della gamba, Cannizzo potrebbe aver contratto un’infezione che lo avrebbe portato alla morte.

Da circa tre anni Cannizzo aveva problemi a una gamba e per questo era stato ricoverato in ospedale, dove Giulio Golia è andato a trovarlo nel marzo 2017. Con una nostra complice abbiamo documentato la vita dell’ergastolano, a cui era stata concessa la detenzione ai domiciliari in ospedale per potersi curare. 

In ospedale Cannizzo avrebbe dovuto attenersi a rigide regole: non poteva avere contatti con l’esterno e poteva parlare solo col proprio avvocato e con un numero ristretto di familiari. Ma quella che ci siamo trovati di fronte era una situazione ben diversa. Cannizzo si muoveva tranquillamente per l’ospedale, avendo così la possibilità di parlare con chiunque, proprio come ha fatto con la nostra complice, raccontandole la sua vita, tra droga e tentativi di “colpi grossi” con soldi falsi.

“Qua nessuno viene a controllarmi. Sono quasi due anni che sono qua, non è venuto mai nessuno. Mi sono fatto tutti gli interventi che dovevo fare, tutto con calma, senza premura”, ci aveva raccontato. E il boss aveva anche ammesso di uscire ogni tanto dall’ospedale. “La sigaretta elettronica l’ho comprata al negozio in via Piacenza. Ogni tanto esco”.

Giulio Golia era così intervenuto per parlarci e capire come fosse possibile che un ergastolano avesse tutta questa libertà. Ma quando se lo era trovato davanti era stato proprio Cannizzo a chiedergli di parlare. “Io sono innocente”, continuava a ripetere alla Iena. “Voglio la revisione del processo e voglio vincere perché sono innocente. Ma se non vinco, alla prima occasione che trovo me ne vado”. E, con tutta la libertà di muoversi per l’ospedale, parlare con chiunque e ben due cellulari ai quali rispondeva tranquillamente, non ci era sembrata un'ipotesi troppo difficile.

Guarda qui sotto il servizio di Giulio Golia sul boss ergastolano in carrozzina. 

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