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Chirurgo d'eccellenza sospeso e reintegrato: perché il direttore Asp di Crotone non si dimette (come ci aveva promesso)?

Sergio Arena, prima aveva sospeso Giuseppe Brisinda, poi ci aveva annunciato: “Se lo reintegrano, me ne vado”. Ora che i giudici hanno ridato il lavoro al famoso chirurgo e che lui è rimasto al suo posto, arrivano le richieste di rimuoverlo dall'incarico

Dopo il servizio delle Iene di domenica, si muovono anche i politici per chiedere che il direttore generale dell’Asp di Crotone, Sergio Arena, venga rimosso dall'incarico. Motivo: avrebbe già dovuto dimettersi a causa dei bilanci in rosso. Poi c'è il “caso Brisinda”, su cui aveva preso con noi in video un impegno concreto.

“Se danno ragione a Brisinda ci sono le mie dimissioni. Se lo reintegrano, il giorno dopo me ne vado a casa”. Il direttore dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone era stato categorico nel suo impegno con il nostro Antonino Monteleone il 30 marzo.

Stiamo parlando del caso del dottor Giuseppe Brisinda, chirurgo d’eccellenza che ha scelto la Calabria, regione dai grandi problemi nella sanità e in particolare l’ospedale di Crotone per lavorare. Di lui ci siamo occupati domenica in tv perché Brisinda era stato sospeso da Arena per sei mesi dal lavoro, senza stipendio. Il 9 aprile è stato reintegrato sul lavoro dal Tribunale. Le accuse contro questo chirurgo erano sembrate anche noi molto fumose, come ha spiegato in onda la nostra Iena, e concentrate soprattutto sul non aver creato il giusto clima con i colleghi.  

Delle dimissioni di Arena intanto, dopo il reintegro di Brisinda, non c’è stata traccia. Non il giorno dopo, come promesso, né oltre un mese dopo, a oggi insomma. Le richieste di rimuovere dall’incarico Arena arrivano ora in particolare dal deputato Francesco Sapia (M5S), che chiede al governatore regionale Mario Oliverio di intervenire direttamente.

Guarda qui sotto il servizio di Antonino Monteleone di domenica 13 maggio.

Sale il bilancio delle vittime mentre si celebrano i funerali di Stato, rifiutati da venti famiglie. Una testimone diretta racconta il crollo del ponte. Ed emerge un incontro di 27 giorni fa che evidenziava criticità e prometteva interventi proprio sui cavi, prima ipotesi di lavoro come causa della tragedia. “Chiesti invano controlli 24 ore su 24”

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