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Famiglia di caprioli morti: cos'è successo?

La terribile foto dei caprioli morti trovati in un cassone dei detriti. Per il proprietario della centrale idroelettrica è "un mistero"

Un’immagine terribile quella che ci è arrivata, con oggetto dell'email altrettanto allarmante: “Trovata famiglia di caprioli morti". Due caprioli, di cui una femmina incinta di due cuccioli che presumibilmente avrebbe dovuto partorire a breve. Abbiamo voluto capirci di più. 

L'ipotesi della nostra segnalatrice è che i caprioli siano morti annegati, finiti nel fiume e trasportati in prossimità della presa d’acqua della centrale idroelettrica Ressolar in Val di Scalve (Bergamo), da cui non sarebbero più riusciti a uscire. “Probabilmente sono scivolati, dove ci sono queste prese d’acqua non c’è protezione”.

Tutta l’area è completamente recintata”, ribatte al telefono il proprietario della centrale idroelettrica, Gianluigi Piccinini, che specifica che lì c'è la presa d’acqua, ma non la centrale idroelettrica, che si troverebbe a un chilometro di distanza. “Quindi un'ipotesi è che i caprioli nel cassone potrebbe averceli messi qualcuno”. Ma la nostra segnalatrice insiste che quello che sostiene il proprietario della centrale idroelettrica non regge. "Com'è possibile che tutta l’area sia recintata, se è vero, come ipotizza il proprietario, che qualcuno deve aver portato lì i caprioli?”. Potrebbe aver violato la serratura, ipotizziamo. "Ma è integra”, ci risponde il proprietario, che quindi proprio non si capacita di come possano essere finiti i caprioli lì dentro, tanto da definire tutta la situazione "un mistero. Non riusciamo tecnicamente a capacitarcene e siamo addolorati per l'accaduto”.  Mistero o no, bisognerebbe accertarsi al più presto della dinamica di questo terribile incidente.

“È vergognoso che in pochi mesi di attività della centrale già quattro caprioli – considerando i due piccoli che stavano per nascere – siano morti”, conclude la segnalatrice, che con un video ci mostra il punto dove secondo lei sarebbe avvenuto l’incidente, sostenendo appunto che l’area sia facilmente accessibile. E infatti lei stessa è entrata per filmare.

Il guardiacaccia, ci racconta la segnalatrice, “vedendo il capriolo morto molto gonfio, l’ha aperto per capire se era incinta, e ha purtroppo scoperto che c’erano altre due piccole vittime”. Come siano effettivamente andate le cose, non è chiaro, ma le immagini lo sono fin troppo.

Sale il bilancio delle vittime mentre si celebrano i funerali di Stato, rifiutati da venti famiglie. Una testimone diretta racconta il crollo del ponte. Ed emerge un incontro di 27 giorni fa che evidenziava criticità e prometteva interventi proprio sui cavi, prima ipotesi di lavoro come causa della tragedia. “Chiesti invano controlli 24 ore su 24”

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