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Cibo invenduto al mercato: “Così lo distribuiamo a chi ne ha bisogno” | VIDEO

Il nostro incontro con i ragazzi di Recup che raccolgono il cibo nei mercati di Milano, combattendo lo spreco alimentare ma anche l’esclusione sociale

Alle 13:30 il mercato di piazzale Martini a Milano è pieno di persone, commercianti e soprattutto frutta e verdura. Alcuni venditori, i più fortunati, hanno già venduto tutto e stanno chiudendo i loro banchi. Altri sono ancora pieni di prodotti. "Conoscete i ragazzi di Recup? Sono quelli che passano ogni mercoledì a prendere la frutta e la verdura che vi avanza", chiediamo a un commerciante. "Sì, li conosco. Do sempre quello che resta invenduto", ci spiega un ragazzo straniero dietro al banco. "Siamo tutti fratelli, è importante dare una mano. Solo così si va avanti".

"A fine mercato vedi le persone che passano da una bancarella all'altra in cerca di qualcosa di avanzato", racconta la proprietaria di un bellissimo banco di frutta, come vedete nel video qui sopra. "Sono principalmente anziani, non sono vestiti male, saranno pensionati. Di giovani che raccattano nella spazzatura non se ne vedono, però ci sono i ragazzi che passano con questa bicicletta gialla gigante e raccolgono il cibo per gli altri". Sono loro, i ragazzi di Recup, che alle 14, verso la fine del mercato, entrano in azione.

“Si tratta di ridare dignità alle persone che hanno bisogno di cibo”, ci spiega Rebecca, che nel 2016 ha ideato e fondato Recup. “Riuniamo tutto quello che raccogliamo in un punto del mercato, in modo che le persone che hanno bisogno, invece di andare ad aprire i sacchi della spazzatura, abbiano un punto di riferimento”. E non si tratta di un semplice ritrovo dove andare a prendere il cibo: “Tutti devono collaborare nello smistamento dei prodotti e dare una mano a scaricarli prima di prendere quello che vogliono. Ognuno è coinvolto nel lavoro, non c’è chi dà e chi riceve”. 

I ragazzi di Recup ci tengono molto: “Noi siamo contro la carità, perché crea barriere. Il nostro è un progetto basato sulla collaborazione”. Questo significa anche che il cibo invenduto viene regalato non solo a chi ne ha bisogno, ma a chiunque abbia voglia di dare una mano e prendere qualcosa. “Tutti, dal più povero al più ricco, hanno il diritto di prendere quello che vogliono, nel rispetto degli altri”, continua Rebecca. “Il nostro obiettivo non è solo quello di combattere le spreco alimentare ma anche l’esclusione sociale. Bisogna far capire alle persone più bisognose che non possono solo ricevere: prima bisogna aiutare”. Perché Recup opera nei mercati? “Si pensa che nelle realtà piccole come questa non ci sia spreco, ma non è così. L’anno scorso, da luglio 2016 a novembre 2017, abbiamo recuperato quasi 19 tonnellate di cibo in sei mercati. Quest’anno siamo su dodici!”.

Sono le due del pomeriggio e il mercato sta chiudendo. “Dobbiamo sbrigarci”, dice Rebecca e con un’altra ragazza sale su una grande bicicletta gialla. “La ‘cargo bike’ è comodissima, prima dovevamo trasportare tutte le casse a braccia”. Mentre passiamo tra i banchi salutano tutti. I commercianti conoscono quelli di Recup e hanno tenuto da parte per loro qualche cassa di frutta e verdura avanzata.

Quando portiamo tutto al punto di ritrovo, le persone si scatenano. “Dovete aspettare, c’è cibo per tutti! Aiutatemi a scaricare prima di prendere”, avverte Rebecca. Tutti, soprattutto gli anziani, sia italiani che stranieri, iniziano poi a raccogliere velocemente il cibo. “La frutta e la verdura le prendo sempre qui”, ci racconta una donna mentre pulisce quello che ha preso dalle ammaccature. “È comodissimo per risparmiare. Io faccio la colf, mio marito faceva il muratore, ma ha perso il lavoro. Ha 60 anni, non lo prende più nessuno”. A prendere qualcosa e chiacchierare con chi sta accanto c’ è gente di ogni tipo. “Qui si creano rapporti, si parla con le persone. È un modo diverso di aiutare: si chiama collaborazione”.

In Italia lo spreco alimentare a livello nazionale è di 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno. Associazioni come Recup possono aiutare a contrastare questa tendenza, che a livello mondiale è ancora più impressionante. Ogni anno buttiamo via 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Basterebbe un quarto di questo cibo per sfamare gli oltre 815 milioni di persone che soffrono la fame. La Iena Cizco, in un servizio del 3 maggio, ha raccontato di una bellissima organizzazione che esiste in Portogallo, per certi aspetti simile a Recup. Si chiama Refood e ridistribuisce il cibo avanzato ai ristoranti, come ci ha spiegato il fondatore nel servizio che vedete qui sotto. Proprio dopo quel servizio ci è arrivata la segnalazione dei ragazzi di Recup. Noi siamo andati a incontrarli, chiunque sia interessato o voglia aiutare i ragazzi di Recup può scrivere a recuperamilano@gmail.com o andare sul sito di Recup!

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