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“Mia figlia autistica non va a scuola da 5 mesi. Lo Stato mi aiuti” | VIDEO

La denuncia di Roberto Murtas, che vorrebbe vedere sua figlia autistica andare a scuola. Ma non basta l’insegnante di sostegno

“Sono cinque mesi che mia figlia non va a scuola. Ha diritto a stare insieme a tutti gli altri bambini”. Federica ha 12 anni e vive ad Assemini (Cagliari). A due anni e mezzo i suoi genitori scoprono che soffriva di una lieve forma di autismo. “I primi anni sono andati abbastanza bene tra terapie comportamentali e farmacologiche”, ci racconta al telefono il padre, Roberto Murtas. “Ma da un anno a questa parte, con il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, Federica ha cominciato a presentare le prime crisi. All’autismo si sono aggiunti un disturbo iperattivo e dell’umore”.

Così a dicembre Federica, dopo i primi tre mesi di scuola media, è costretta a restare a casa. “Si mordeva, si buttava in terra, ma non è mai stata violenta con gli altri bambini”. Nonostante la scuola fosse stata consigliata direttamente dall’ospedale come una delle migliori nella zona per far fronte a certe problematiche, Roberto e sua moglie si rendono conto che le insegnanti di sostegno non sono in grado di gestire le crisi della piccola. “Ci vuole un ambiente strutturato interno alla scuola, con figure specializzate che seguano la bambina assieme all’insegnante di sostegno”, spiega Roberto.

Nonostante altri tentativi di portare Federica in classe, dopo 5 mesi non è stato possibile reinserirla. “La scuola ha tentato di gestire la situazione, ma le insegnanti di sostegno hanno una preparazione generica. Devono stare dietro oggi a un bambino autistico, domani a un bambino con sindrome di Down, l’anno prossimo a un dislessico. Non sono preparate a seguire disturbi specifici”, spiega il papà di Federica. “Ma mia figlia o va a scuola o non va da nessuna parte, sta a casa con noi 24 ore su 24. Questo non è possibile. Lo Stato deve mettere Federica nelle condizioni di poter andare a scuola come tutti gli altri bambini, affiancando una figura specializzata alle insegnanti di sostegno, oppure fornendole una struttura adatta. Io non so qual è la soluzione, devono dirmela loro!”.

Roberto sta già facendo molti sacrifici per far fronte alla situazione: “Io mi prendo le mie responsabilità. Federica è seguita da una psicologa, ma non posso pagare la psicologa perché stia con lei anche a scuola. Dovrebbe pensarci lo Stato”. E di sacrifici ne hanno fatti anche i suoi colleghi di lavoro, donandogli 100 giorni di ferie per poter stare accanto a sua figlia in questo momento particolarmente difficile. “Federica non può nemmeno fare sport. Abbiamo provato a sentire varie società sportive e inizialmente quando non nominavamo le sue problematiche erano pure entusiaste. Ma appena accennavo all’autismo iniziavano a dire che non sono attrezzati per questo tipo di disturbo e che addirittura poteva minare l’equilibrio degli altri bambini. Il problema è che manca la cultura”, conclude Roberto. “Quando mia figlia entra a scuola deve essere in un ambiente sicuro, e il suo diritto all’istruzione e alla salute è responsabilità, oltre che dei suoi genitori, anche dello Stato. Che faccia qualcosa”.

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