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Gerusalemme capitale: 61 i palestinesi morti. Ecco la vita a Gaza

Una neonata, morta dopo gli scontri con l’esercito israeliano per l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme, diventa il simbolo delle vittime palestinesi. Noi vi riproponiamo il nostro reportage da Gaza

Il giorno dopo a Gaza restano i morti da contare, 61 ma il bilancio potrebbe crescere. Sono le vittime degli scontri con l’esercito israeliano di ieri, lunedì 14 maggio, quello dell’inaugurazione ufficiale dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, fortemente voluta dal presidente Trump. Gli Stati Uniti sono il primo grande stato occidentale ad aprire una sede consolare nella città, non riconosciuta come capitale dalla comunità internazionale.

Parte di Gerusalemme è reclamata come proprio territorio e capitale anche dai palestinese ed è città sacra, oltre che per ebrei e cristiani, anche per i musulmani (la terza dopo Medina e La Mecca, perché da qui Maometto sarebbe asceso al cielo). Oggi è anche l'anniversario della Nakba, la "catastrofe" per gli arabi, ovvero il colossale esodo di 700 mila palestinesi dopo la creazione dello Stato di Israele 60 anni fa nel 1948.

Il simbolo della protesta e dei morti palestinesi è una neonata, Leila al-Ghandour, 8 mesi, morta dopo aver inalato gas lacrimogeni negli scontri con le forze israeliane, che contano 8 minorenni tra le vittime.

La nostra Iena Nina Palmieri era stata "adottata" da una famiglia palestinese: nel servizio che vedete qui sotto potete vedere qual è la vita tragica di ogni giorno nella “Prigione sotto il cielo” di Gaza.

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