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Incidenti sul lavoro: “Ho perso il braccio, voglio i soldi da chi mi ha rovinato” | VIDEO

Matteo Mondini ha attivato una campagna su Facebook per chiedere giustizia dopo l'infortunio

 

 

“Il 22 ottobre 2010 stavo lavorando in un negozio in fase di ristrutturazione. Sono rimasto folgorato con la corrente perché non c’era il salvavita”. Matteo Mondini, 36 anni, ha perso il braccio destro dopo un incidente sul lavoro, a cui sono seguite ben 33 operazioni. Titolare di un’azienda di ferramenta, papà di due bambini, Matteo ha visto cambiare la sua vita da un giorno all’altro. Ha dovuto, come dice lui, “reinventarsi una vita”.

E lo ha fatto a partire dalla sua pagina Facebook, dove ha condiviso i video, diventati virali, in cui racconta la sua storia e chiede giustizia. Già, perché Matteo dopo l’incidente ha dovuto affrontare ben due processi: uno con la titolare del negozio dove è avvenuto l’incidente e l’altro con i medici che lo hanno preso in cura. Nel primo processo, ora concluso, la giustizia è arrivata, anche se i soldi no. La titolare è stata condannata dalla Corte di Cassazione a pagare una provvisionale. “Ancora non ho visto neanche un centesimo”, dice Matteo, che ora sta portando avanti il processo contro i medici che lo hanno preso in cura.

Non è mai stato fatto un esame obiettivo del braccio”, racconta. “Sono stato trattenuto solo una notte e rimandato a casa il giorno dopo. Dopo una settimana mi sono ripresentato in ospedale e mi hanno subito ricoverato. Ero disperato perché non muovevo più il braccio destro. Mi hanno tenuto ricoverato altre due settimane. Ma ormai era troppo tardi”. Matteo affronta così numerose operazioni, l’ultima a ottobre 2017 quando gli viene amputato il braccio. Quando gli chiediamo come ha spiegato la situazione ai suoi figli, spunta un sorriso: “Gli ho detto che tra poco farò un braccio alla Iron Man, il loro super eroe preferito. Loro sono entusiasti!”.

Matteo sta andando avanti, si sta “rimboccando la manica”, come dice lui, anche grazie alla solidarietà che gli è stata dimostrata sui social. “Poi si dice che l’Italia non è un paese di solidarietà. Invece posso dirlo sulla mia pelle: siamo un paese in cui quando vogliamo c’è molta unione”. Un affetto che gli è stato dimostrato anche da tutti quelli che si sono offerti di fargli delle donazioni. “Io li ringrazio tantissimo, ma ho sempre rifiutato. Voglio ricevere i soldi da chi mi ha rovinato”, spiega.

Intanto, un sogno Matteo lo ha realizzato: aprire un’associazione contro gli infortuni sul lavoro. Si chiama “Reinventarsi Onlus”, perché “è la prima parola a cui ho pensato dopo l’operazione. Mi sono dovuto reinventare a guidare, a scrivere, a vivere”. Con l’associazione vuole andare nelle scuole e nelle aziende, “per parlare di prevenzione, l’unico modo per diminuire gli infortuni sul lavoro”. Infortuni che in Italia sono in aumento. E nei primi due mesi del 2018 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 125.

Spero che il mio incidente possa servire come testimonianza. Vedere una persona che ha perso il braccio per colpa del lavoro è qualcosa che spero rimarrà impresso ai ragazzi che incontreremo con l’associazione”.

L’addio alle vittime, salite a 43, del crollo del Ponte Morandi dell’autostrada A10 tra applausi per Mattarella, governo e soccorritori (e fischi per i politici Pd). La società gestita dai Benetton si scusa perché percepita come distante ma non si assume la responsabilità della strage. L’esecutivo: via la concessione. Video e foto raccontano la tragedia 

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