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Chi sono i foreign fighter per e contro l'Isis: le nuove indagini i nostri servizi

Dopo l’operazione in Sardegna di oggi contro un italiano che ha combattuto l’Isis con i curdi e l’arresto di ieri di un altro italiano arruolato invece dallo Stato islamico, vi riproponiamo le nostre interviste a “combattenti stranieri” di entrambi i fronti e a un blogger eroe che ha lottato contro gli estremisti islamici 

Nella foto diffusa sui social che vedete qui sopra, determinante per le indagini, vedete due miliziani a volto coperto con kalashnikov e pugno chiuso alzato: sotto c’è una bandiera della Bretagna antifascista e una con il simbolo dei quattro mori della Sardegna.

Secondo gli inquirenti italiani si tratta del bretone Olivier Francois Jean Le Clainche, morto in combattimento il 18 febbraio, e dell'italiano Pierluigi Caria, andati entrambi a combattere come “foreign fighters”, “combattenti stranieri”, in Iraq e Siria contro l’Isis a fianco delle forze curde.

Noi de Le Iene ci siamo occupati spesso dei “foreign fighters” partiti dall’Italia e dall’Europa per combattere con i curdi, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sconfitta dello Stato islamico, e, sull'altro fronte, con l’Isis. In basso vi riproponiamo alcuni dei nostri servizi che aiutano a comprendere la realtà della guerra in Siria, che ora con l’assedio a Idlib sta per vivere un nuovo terribile momento e possibile massacro (questa volta di fronte ci sono l'esercito del regime Assad e gli alleati russi contro ribelli e estremisti).

L'accusa: Caria stava per ripartire e andare a combattere con le Ypg, le Unità di protezione del Popolo curde, e l'International Freedom Battalion, la brigata composta da militanti stranieri, quando gli è stato sequestrato il passaporto da polizia e Digos di Nuoro. Sono scattate perquisizioni per lui, accusato di “associazione con finalità di terrorismo”, e altri due italiani, residenti tra le province di Nuoro e Cagliari.

Ieri, venerdì 14 settembre, c’è stato un arresto sul fronte opposto. Proprio i miliziani curdo-siriani dell’Ypg hanno arrestato un cittadino italiano, Semir Bogana, accusato invece di far parte dello Stato islamico. Bogana è ritenuto responsabile di aver consegnato armi all'Isis per conto della Turchia. Qui sotto potete vedere la sua confessione così come almeno l'hanno diffusa su Twitter i combattenti curdi.


In fondo all'articolo potete vedere invece cosa ha portato Karim, 27enne di Senigallia, a combattere in Siria a Kobane con l’Ypg contro l’Isis. Figlio di un partigiano, Karim racconta “l’inferno” visto portando aiuti umanitari, la decisione di arruolarsi, visto che anche i bambini erano costretti a farlo e la vita al fronte sotto assedio.

In un altro servizio parla Yunis, che da Bruges, in Belgio, reclutatore di combattenti stranieri per l’Isis e lui stesso miliziano in Siria. Racconta, mentre ora è sotto controllo della polizia, cosa ha fatto là e con una dialettica inquietante arriva a difendere perfino gli attacchi terroristici in Europa da Parigi a Nizza.

Per ricordare l’orrore della vita sotto l’Isis vi riproponiamo anche l’intervista a Omar Mohammed, il blogger-eroe 32enne intervistato da Pablo Trincia del 21 febbraio scorso. Omar è stato per anni l’unica fonte da cui tutto il mondo ha potuto conoscere le esecuzioni, gli agguati, gli attentati suicidi compiuti a Mosul, nel nord dell’Iraq, da parte dell’Isis.

Ecco qui sotto le interviste a Karim, Yunis e Omar Mohammed.


 


 

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