>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News | di Alessandro Barcella |

Una lingua di animale per Luigi Leonardi: “Ora sciopero della fame per una scorta vera”

L’imprenditore napoletano aveva denunciato il pizzo imposto dai clan ai suoi negozi. Lo avevamo incontrato con Gaetano Pecoraro, ma le minacce non si erano interrotte. E pochi giorni fa gli arriva un segnale inequivocabile

Una busta anonima lasciata sulla maniglia della porta di casa. Al suo interno, legata con dello spago, una lingua di un povero animale.

Un segnale chiarissimo, un invito a stare zitto. Ma lui, il destinatario di quell’invito mafioso, non ha nessuna intenzione di stare zitto!

Salgono a dieci le minacce che Luigi Leonardi, di cui Le Iene si sono occupate più volte attraverso i servizi di Gaetano Pecoraro, racconta di avere ricevuto.

Ora, dopo questa nuova provocazione, è deciso ad avviare uno sciopero della fame davanti a Montecitorio, a Roma, per chiedere innanzitutto che venga rafforzato il dispositivo di sicurezza attorno alla sua persona.

Vi abbiamo raccontato la storia di Luigi Leonardi nel febbraio 2016 con Gaetano Pecoraro. Imprenditore napoletano nel settore dell’illuminazione, Luigi ha avuto il coraggio di opporsi alla camorra, denunciando le estorsioni subite durante gli anni. “Tutto è iniziato nel 2001, nel mio negozio di Nola. Tre personaggi sono entrati e mi hanno chiesto 500 euro per ogni saracinesca. In più dovevo dare 1.500 euro a Pasqua, Natale e Ferragosto”. Luigi si rifiuta di pagare. Così, quando esce dal negozio, qualcuno gli taglia la strada e lui finisce in ospedale e affronta tre interventi. “Quando sono tornato al lavoro sono arrivate nuove richieste di denaro sugli altri negozi che avevo. Feci un errore: decisi di pagare per togliermeli di torno”. Ma la situazione peggiora. “Continuavano a venire e prendere la busta con i soldi, e io pagavo”. Ma a un certo punto Luigi non ce la fa più e denuncia diversi clan, portando all’arresto di molte persone. Il pm attua immediatamente la richiesta alla Commissione centrale per l’adozione del piano di protezione. Ma dopo mesi, Luigi stava ancora aspettando una scorta. Fino al nostro arrivo.

Gaetano Pecoraro, nel servizio del 2 febbraio 2016, va non solo alla prefettura di Caserta, ma anche dal viceministro degli Interni Filippo Bubbico, chiedendo come fosse possibile che, con le persone che aveva fatto condannare in primo grado a piede libero, Luigi fosse ancora senza scorta. Dopo 24 ore dalla messa in onda del nostro servizio, Luigi riceve una telefonata dai carabinieri: “Mi hanno detto che avrò una scorta di quarto livello, auto con due carabinieri a bordo”. Luigi entra nel programma di protezione come testimone il 10 febbraio 2016, e sotto scorta si sente finalmente, dopo anni, al sicuro.

Ma, dopo qualche mese, arriva una brutta sorpresa. “Il ministero dell’Interno decide di modificare il mio status da testimone di giustizia a collaboratore”, spiega Luigi. Così, anziché essere riconosciuto come cittadino incensurato che ha testimoniato denunciando la mafia, viene di fatto considerato un "pentito", con un passato o un qualche legame con un’organizzazione criminale. Era il 2016 e ancora oggi l’imprenditore sta aspettando una risposta dal ministero degli Interni. “Ho fatto ricorso al Tar e al Consiglio di Stato”, ci spiega quando lo contattiamo telefonicamente. “È stata messa in dubbio la mia attendibilità". Le persone indicate da Luigi nel secondo processo vengono assolte. “Aspetto l’appello per dimostrare che ho ragione. Tra le motivazioni del cambio di status c’è anche che ho una parentela di quarto grado con un delinquente. Quindi per loro sono un delinquente anch’io?”.

Oggi, a oltre due anni di distanza, Luigi sta ancora aspettando risposte. Così, decide di rivolgersi direttamente al nuovo ministro degli Interni, Matteo Salvini: “Voglio che la mia posizione venga chiarita. Se sono un testimone va bene, ma se sono un collaboratore mi devono arrestare, devono dirmi di che clan ho fatto parte, quali estorsioni ho compiuto. Che facciano un’indagine su di me. Ho mandato in galera tantissime persone, ho aiutato la giustizia”. Nel frattempo, Luigi decide di uscire dal programma di protezione: “Ho sempre la scorta, sono un cittadino sottoposto a tutele. Ma non voglio essere un collaboratore di giustizia. Delle due l’una: o sono una persona onesta o sono un delinquente. La cosa che mi dispiace di più è che chi conosce la mia storia si chiede chi me l’ha fatto fare di denunciare. E qualche volta me lo chiedo anch’io. Però poi, quando vado nelle scuole a parlare, tanti ragazzi mi dicono che sono un esempio. È questa responsabilità che mi fa andare avanti. Ma anche lo Stato mi deve dare un cenno: voglio giustizia”.

Ma la camorra non dimentica, e in queste ore come vi abbiamo raccontato sono arrivate le nuove pesantissime intimidazioni.

“Io non voglio più essere un eroe – spiega Luigi - non voglio più essere un esempio singolo da seguire, io sono un cittadino, sono un uomo, sono un italiano e come italiano pretendo delle risposte”. E per ottenerle, quelle risposte, Luigi lunedì sarà davanti a Montecitorio per iniziare lo sciopero della fame. E voi ci sarete, per testimoniargli che siete con lui nella sua battaglia per la verità?

Guarda qui sotto il primo servizio di Gaetano Pecoraro su Luigi Leonardi.

L'ultima puntata

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.