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“Noi, mamme lesbiche con un figlio: sì alla Chiesa, no al Gay Pride” | VIDEO

Finalmente anche i Tribunali hanno sancito i diritti delle persone omosessuali come Milena Di Vairo e Angela Di Benedetto di vedersi riconosciuti entrambi genitori dei figli concepiti con l’inseminazione artificiale. Così, poco dopo il parto di Noah, siamo andati a trovarle. E loro ci hanno preso spesso in contropiede. Per esempio: secondo voi cosa pensano di Salvini?   

“Siamo Angela e Milena con un bambino. Siamo una famiglia”. Quella è di Milena Di Vairo e Angela Di Benedetto è una storia di amore e di diritti. Diritti civili e ancora prima umani. Per questo rispondono con entusiasmo al nostro invito a raccontare i loro sedici anni di vita insieme.

Ci accolgono nella loro casa di Cormano, alle porte di Milano, a una settimana dal gay Pride e a sette giorni dalla nascita di Noah, il neonato che per tutta la durata dell’intervista dorme tra le braccia delle sue due mamme. Un diritto questo che le ultime sentenze hanno appena riconosciuto e ribadito anche formalmente per entrambe le madri da Napoli a Pistoia.

La loro storia è iniziata con il classico colpo di fulmine, sedici anni fa a Loano, in Liguria. È qui che Milena viveva e lavorava in un piano bar. Una sera incrocia per la prima volta lo sguardo di quella che sarebbe diventata la “sua” Angela. Stava cantando “The greatest love of all” di Whitney Houston.

“L’ho vista entrare, e basta”, dice Milena. “Io l’ho vista cantare, e basta”, replica Angela. Poche parole pronunciate all’unisono che raccontano tutto.

Così Milena si fa avanti per prima e chiede una sigaretta. “Neanche ci conosciamo, e già scrocchi?”, risponde Angela. In meno di un mese Milena si licenzia e la segue a Milano. Assieme all'amore inizia anche una lunga battaglia, in cui ogni traguardo è un diritto civile conquistato. Fino all’ultimo, quel neonato che stringono tra le loro braccia: un bambino che entrambe possono chiamare figlio.

Sono lontani i tempi i cui loro nei panni di figlie hanno trovato la forza e il coraggio di fare coming out in famiglia. “Quando ha saputo il mio orientamento sessuale, mio papà mi ha chiesto se avevo bisogno di uno psicologo. E sì, ha pure detto: ‘Ma non potevi drogarti come fanno tutti?’”, racconta Milena, che a distanza di anni quelle frasi le ricorda sorridendo.

È proprio partendo da quelle reazioni che Angela vuole dare un consiglio a chi sta pensando se e come fare il suo di coming out: “Fatelo e basta. Ma date il giusto tempo di metabolizzare la cosa alle persone a cui lo dite, perché spesso ci aspettiamo subito una reazione e magari anche positiva”.

C’è voluto tempo ma quella reazione, positiva, è arrivata per entrambe nel giorno del sì: “I nostri papà ci hanno accompagnate all’altare”. Si sono sposate nel 2008 a Las Vegas, ma il matrimonio in Italia non viene riconosciuta. Così hanno deciso di fare anche un'unione civile nel nostro Paese.

Noi eravamo famiglia già così, ma abbiamo voluto allargarci concependo un bambino”. L’hanno cercato per oltre due anni: “Solo in Spagna abbiamo potuto sottoporci all’inseminazione artificiale. La clinica ha scelto che fossi io la mamma biologica”.

Per due anni e mezzo hanno cercato questo bambino e ogni test di gravidanza che risultava negativo è stato uno schiaffo. Ogni volta l’hanno superato ritrovandosi sempre più unite.

Avevano provato anche la strada delle adozioni: “Ma ci volevano dare un bambino di dieci anni che già aveva subìto troppo, non ce la siamo sentita”.

Finché, a ottobre dell'anno scorso, Milena decide di sottoporsi per l’ultima volta all’inseminazione. “Se andava male, avevamo deciso di andare in Thailandia. Era tutto pronto ma fortunatamente è saltato tutto”.

Il test è stato positivo, abbiamo festeggiato accompagnate da un tramonto spettacolare”, raccontano praticamente in coro. Da quel momento è una gravidanza, che è stata per due a tutti gli effetti. 

Io avevo la nausea, anche lei l’aveva, io avevo qualche voglia particolare e anche lei”, scherza Milena. Il loro rapporto si è consolidato ancora di più. Nonostante durante la giornata fossero separate, perché insieme gestiscono un bar nella cittadina alle porte di Milano: “Milena incinta non poteva lavorare dal locale e con lei mancava quella luce e quella positività che la accompagnano”.

Poi arriva Noah, che dona alle sue mamme “calma e tranquillità”, come da significato del nome. È il 30 giugno, mamma Milena e mamma Angela stringono per la prima volta tra le braccia il loro bambino. Nel frattempo per le vie di Milano si festeggia il Gay Pride: “Noi non ci andiamo, ci sentiamo fuori luogo. Non abbiamo di esternare o di enfatizzare qualcosa che a noi viene naturale. A chi li vede da fuori quei carri di festa possono sembrare come carri allegorici di Carnevale. Loro festeggiano, noi manifestiamo”.

Anche in questo si trovano concordi: coetanee, lesbiche e pure cattoliche: “Battezzeremo il nostro bambino, perché crediamo in Dio, un po’ meno nella Chiesa”. Appena proclamato Papa, sono andate in pellegrinaggio a Roma da Francesco, organizzando un pullman con i clienti del bar. “La fede la viviamo nell’intimità”. Stessa cosa con l’amore: “Non ci vedranno mai scambiarci effusioni in giro: anche al matrimonio ce l’hanno chiesto, ma non lo abbiamo fatto. Ci vogliono delle accortezze”.

“Salvini? Secondo me vuole fare lo stronzo ma non lo è affatto”, dice Milena parlando del ministro dell’Interno nonché leader della Lega, partito storicamente contrario ai matrimoni gay. “Tanto a lui delle unioni civili non interessa nulla”.

Prima di quel colpo di fulmine di sedici anni fa, sono state anche con uomini. “Un uomo che ama non dà quanto una donna che non ama”, Angela sintetizza così la sua esperienza. “Con ciò non significa che riteniamo gli uomini inferiori, anzi. Se hanno delle chiappe decenti ci piacciono pure”.

D’accordo su tutto insomma, le divide solo il calcio. Angela è interista, Milena milanista. “Se va avanti così la prima parola che dirà Noah sarà Inter”, ci scherza su. E se qualcuno, ovvero noi, chiede se a 46 anni non sono un po’ “anzianotte”, replicano anche stavolta con una battuta: “Abbiamo mezza Italia contro, andiamo a pensare all’età?”.

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