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Tre naufragi mortali in 4 giorni: ecco la vita e la morte nel mare dei migranti

Decine i migranti naufragati e dispersi in questi giorni nelle acque tra la Libia e l’Italia. Con Gaetano Pecoraro abbiamo documentato cosa succede quando si fugge in mare, passando una notte con la Guardia Costiera italiana a salvare immigrati sui barconi

Tre naufragi negli ultimi quattro giorni. In quello di ieri, sono più di cento i migranti “dispersi”, probabilmente annegati in mare, in una nuova tragedia nelle acque tra la Libia e l’Italia. Il gommone affondato era salpato due giorni fa da Gras Garabulli, a est di Tripoli. A annunciarlo è stato l’Unhcr (l'Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati): “Un altro triste giorno in mare: oggi 276 rifugiati e migranti sono stati fatti sbarcare Tripoli, inclusi 16 sopravvissuti di un’imbarcazione che portava 130 persone, delle quali 114 sono ancora disperse in mare”.

Mentre si discute se aprire o meno i porti, i nuovi numeri si vanno a sommare a quelli degli ultimi giorni: il naufragio del barcone con oltre cento persone di venerdì scorso e le 63 vittime di quello segnalato domenica sera.

Solo per la tratta “centrale”, quella tra Italia e Libia, le vittime in mare, secondo i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione, dall’inizio dell’anno al 27 giugno sono 653. Mentre nel Mediterraneo, complessivamente, dall’inizio del 2018 sono morte quasi mille persone.   

Una situazione disperata, dove dietro ai numeri ci sono persone che affogano in mare, nella speranza di raggiungere le coste europee. Una realtà che con Gaetano Pecoraro abbiamo documentato da vicino, nel servizio del 2 maggio 2017 "La vita e la morte nel mare dei migranti".

Abbiamo passato una notte su una motovedetta della Guardia Costiera italiana che pattuglia il Mar Egeo e salva i migranti che tentano di attraversare le acque tra la Turchia e la Grecia. Il mare è lo stesso, la disperazione dei migranti è la stessa di quelli che sono morti affogati in questi giorni nelle acque tra l'Italia e la Libia.

Appena due ore dopo aver lasciato la costa, vediamo un piccolo gommone, ormai quasi sommerso dall’acqua, con a bordo nove persone. Remando, stavano cercando di raggiungere la Grecia. 

L’equipaggio dà loro istruzioni di non muoversi, di stare calmi e li porta in salvo a bordo della motovedetta. Ci dicono che vengono dal Pakistan e che hanno più o meno tutti 20 anni. “Siamo scappati per la guerra e per i talebani”, dice un ragazzo. Ma la notte è appena iniziata e la Guardia Costiera non può fermarsi. Lasciati i migranti al porto di Samos per essere identificati e accuditi dai volontari, riprendiamo il mare.

Sfoglia qui sotto la gallery con le foto del servizio, che documentano la tragedia di chi fugge in mare e il coraggio di chi li salva.

La vita e la morte nel mare dei migranti: le foto

 
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All’alba, dopo aver trovato in mare e portato a bordo un cadavere che “sarà in acqua da più di un mese”, il comandate avvista un gommone. Stavolta a bordo ci sono una ventina di migranti. Si sbracciano nella speranza di essere visti.

Ci sono 13 bambini, la maggior parte di pochi mesi. L’equipaggio li porta a bordo. Così, iniziamo a conoscerli. Vengono tutti dalla Siria e vogliono andare in Germania. “Siamo scappati dall’Isis”, spiegano. Possono finalmente sorridere, tra chi cerca di riposarsi e chi allatta il figlio appena nato.

Guarda qui sotto il servizio di gaetano Pecoraro sui migranti nel Mar Egeo

 

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