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Militari morti per l'uranio impoverito, la sentenza della Cassazione: il colpevole è lo Stato

Il ministero della Difesa è ritenuto responsabile della morte del caporalmaggiore Salvatore Vacca, stroncato da un tumore a causa dell’uranio impoverito. Noi de Le Iene ci siamo occupati di questo male che accomuna 4mila militari italiani

Il caporalmaggiore Salvatore Vacca morì a 23 anni a causa di una leucemia dovuta dagli effetti dell’uranio impoverito. Lo stabilisce una sentenza di Cassazione e ci sono i presupposti per ritenere legittima la richiesta di risarcimento avanzata dai familiari del militare nei confronti del ministero della Difesa. Come lui, altri 340 militari hanno perso la vita dopo le missioni in Bosnia, Kosovo e Iraq.

Proprio in queste zone ha prestato servizio Vacca tra il novembre del ‘98 e l’aprile del ’99. Era pilota di mezzi cingolati e secondo i suoi familiari ha inalato particelle tossiche prodotte dall’esplosione di proiettili composti da uranio impoverito. Dopo anni di battaglie legali con una sentenza della Cassazione viene riconosciuto come colpevole il ministero della Difesa che ora dovrà risarcire la sua famiglia. Lo Stato infatti non ha fatto nulla per difendere i militari dall’uranio impoverito. Una sostanza tossica e radioattiva utilizzata per rendere ancora più forti le munizioni. Quando i proiettili esplodono rilasciano nell’aria polveri che se inalate non lasciano scampo.

Di questa vicenda che coinvolge almeno 4mila militari italiani, se ne era occupato anche il nostro Gaetano Pecoraro. A loro prima di partire per le missioni nessuno ha mai detto nulla della presenza dell’uranio impoverito. Così si sono ritrovati a lavorare senza alcuna precauzione. “Eravamo gli unici senza protezioni, gli altri eserciti lavoravano ben attrezzati” è la testimonianza di un militare fatta a Le Iene, nel servizio andato in onda il 3 aprile 2016.

“Nel ’95 gli americani l’hanno denunciata pubblicamente la pericolosità di queste munizioni” spiega Mimmo Leggiero dell’Osservatorio militare. Per tutti i militari dal ritorno da quelle missioni, il copione è sempre lo stesso: strani dolori, i primi esami e quella tac che ti cambia la vita. Per tutti l’esito è stato il medesimo: un devastante carcinoma che in pochi mesi li ha ridotti in fin di vita.

La battaglia per questi soldati non è stata solo negli ospedali, ma anche legale per farsi riconoscere la causa della malattia. Lo Stato inizialmente non riconosceva la correlazione tra le nano particelle di uranio e i tumori. Piuttosto puntava il dito verso stress e fattori ambientali. Con queste motivazioni, le cause di servizio non prevedevano il giusto risarcimento del danno subìto. Tutti avviano le vie legali, ma nessuno è riuscito a vedere chiuso l’iter giudiziario perché quel male incurabile li ha stroncati prima.

Guarda qui sotto il servizio completo di Gaetano Pecoraro sui militari malati di tumore a causa dell’uranio impoverito

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