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Omicidio della sindaca Laura Prati, 5 anni dopo. Il marito: “Il dolore è lo stesso”

Il 2 luglio 2013 il vigile urbano Giuseppe Pecoraro entra nel comune di Cardano al Campo (Varese) e spara al vicesindaco Costantino Iametti e alla sindaca Laura Prati, che muore in ospedale 20 giorni dopo. Con Giulio Golia abbiamo ricostruito quel giorno terribile

Cinque anni fa, il 2 luglio 2013, l'ex vicecomandante dei Vigili , Giuseppe Pecoraro, spara al vicesindaco, Costantino Iametti, e alla prima sindaca donna di Cardano al Campo (Varese), Laura Prati. La donna muore 20 giorni dopo in ospedale. Giulio Golia, in un servizio del 25 marzo scosrso, era tornato sul caso pochi giorni prima della decisione sulla condanna di Pecoraro, arrivata il 27 marzo dalla Corte d’Appello di Milano  nel processo di secondo grado “bis”, che ha confermato l’ergastolo.

L’ex vigile aveva infatti fatto ricorso in Cassazione per la concessione delle attenuanti generiche. “Oggi c’è stata la commemorazione”, ci dice al telefono il marito di Laura, Giuseppe Poliseno. “Dopo cinque anni è come se il tempo non fosse passato: mi sembra successo tutto ieri. Credo che questa sensazione non se ne andrà mai. Almeno vorrei porre fine alla vicenda giudiziaria. Pecoraro ha fatto un nuovo ricorso in Cassazione”, spiega Giuseppe, “a febbraio ci sarà la sentenza definitiva. Merita l’ergastolo”.

Giulio Golia, nel servizio del 25 marzo, ha ricostruito il giorno della sparatoria di cinque anni fa. L’ex vicecomandante dei Vigili urbani, allora 60enne, si è presentato quel giorno in Comune armato e, entrato nella stanza della sindaca, ha sparato a Laura Prati e al vicesindaco Costantino Iametti. Si è poi dato alla fuga, durante la quale ha sparato a vigili e polizia e lanciato un fumogeno contro la sede della Cgil, prima di essere fermato da un agente. 

“Pecoraro ha pianificato tutto mesi prima. Lui si è sentito una vittima delle istituzioni”, ci ha detto il marito di Laura, nel servizo, facendo riferimento alla condanna nel 2012 a due anni di reclusione per Pecoraro e alcuni colleghi per peculato. Pecoraro viene sospeso e di questo avrebbe ritenuto responsabile proprio la sindaca Prati, come emerge dal colloquio avvenuto in carcere con la sorella dopo la sparatoria: “Lei era la regista… io non potendo colpirli tutti ho colpito la testa del serpente. Prima mi hanno ridotto lo stipendio, poi mi hanno ridotto in povertà. Mancava solo che mi togliessero anche l’onore e l’onore me l’hanno tolto con quegli atti di accusa finali”.

“Una persona che non sembra pentirsi, che spara tre colpi, che dice quelle cose in carcere alla sorella merita l’ergastolo”, ribadisce oggi al telefono Giuseppe. “Spero di mettere definitivamente un punto almeno alla vicenda giudiziaria. Anche solo l’idea di rivederlo in tribunale e rivivere questa storia fa male. Ha distrutto una famiglia, e proprio lui che era un vigile, il cui compito è di proteggere le persone. Laura è stata uccisa mentre rappresentava le istituzioni e faceva il suo lavoro”.

Guarda qui sotto il servizio di Giulio Golia sull'omicidio della sindaca Laura Prati

 

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