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"Fatemi abbracciare mio figlio prima che sia troppo tardi” | VIDEO

Paolo Demichele, malato terminale, chiede aiuto a Le Iene per fare arrivare il suo appello alla Farnesina: vuole vedere almeno una volta il figlio che nascerà in Congo

“Fatemi vedere mio figlio prima che sia troppo tardi”. Paolo Demichele guarda dritto nella telecamera. È intubato, nella stanza dell'ospedale di Lodi dove sta portando avanti le cure. Il suo appello è rivolto all'Ambasciata italiana in Congo e al ministro degli Esteri. Perché a Paolo hanno diagnostico un tumore maligno al polmone, ed è questo che lo tiene lontano dal suo piccolo, che verrà al mondo attorno all'11 giugno, in Congo. 

 

La terribile notizia l'ha ricevuta il 13 aprile scorso. “Mi hanno riscontrato un tumore maligno al polmone che ha preso in metastasi anche le ossa. Purtroppo non è operabile”, ci racconta Paolo. “Oggi respiro solo attraverso una macchina e il 75% di un polmone”.

 

La storia di Paolo in Congo comincia due anni fa a Kinshasa. Inizia a lavorare come allenatore dei portieri della Ujana, una squadra di calcio della serie B del posto. Il successo nel suo lavoro lo porta a gestire un centro di formazione per portieri. Ma a un certo punto lo sponsor della squadra sparisce, portandosi dietro tutti i soldi, e Paolo è costretto a lasciare il centro. Per vivere inizia a fare piccoli lavori edili.

 

Nel frattempo, conosce una ragazza del posto, Nora. Tra i due è subito amore, e qualche mese fa la bella notizia: Nora aspetta un bambino che chiameranno Giosuè. È a questo punto che Paolo comincia ad accusare disturbi di salute sempre più forti. In una prima fase li sottovaluta, fino al rientro obbligato in Italia. Siamo ad aprile di quest’anno, e i medici gli riscontrano un tumore maligno al quarto stadio con metastasi ossee. Per Paolo ogni giorno è appeso a un filo.  

 

Così prova immediatamente a far venire Nora in Italia. Ma c'è un problema, e qui Paolo si imbatte in un intrigo diplomatico. I visti temporanei dal Congo all'Europa, e quindi anche per il nostro Paese, sono gestiti dal Belgio attraverso la Maison Schenghen, che però è stata chiusa dall'1 febbraio scorso dal governo congolese. L'Ambasciata italiana a Kinshasa fa sapere che "non riceve le domande di visto per le tipologie in rappresentanza alla Maison Schengen e non rilascia nessun visto territorialmente limitato all’Italia". Che tradotto significa che non può rilasciare la tipologia di visto che servirebbe a Nora per venire in Italia e stare al fianco di Paolo.

 

Non appena abbiamo ricevuto l'email dai figli di Paolo che ci chiedevano aiuto, abbiamo immediatamente contattato la Farnesina. Che si è tempestivamente attivata, e ha convocato Nora all'Ambasciata a Kinshasa. Nel frattempo però il tempo è passato, e ora la gravidanza è a uno stadio troppo avanzato per poter sopportare un viaggio così lungo dal Congo a Lodi, visto che mancano poche settimane al parto. Paolo però vuole abbracciare quel figlio almeno una volta prima che sia troppo tardi. Per realizzare il suo desiderio si rivolge direttamente all’Ambasciata italiana in Congo e al ministro degli Esteri: “Vi chiedo di mandarmi Nora e mio figlio quando nascerà il più presto possibile”, chiede Paolo. “Io devo affrontare con loro questa battaglia”.

 

Ci sono speranze concrete? In casi come questo la prassi da seguire, visto che Paolo e Nora non sono sposati, è che una volta nato il bambino gli venga fatto il prelievo del Dna, che dimostri che sia effettivamente figlio di Paolo, e quindi cittadino italiano. A quel punto il piccolo è autorizzato a partire, e Nora potrà poi seguirlo chiedendo il ricongiungimento familiare. Ma non c'è tempo, e aspettare queste procedure burocratiche potrebbe significare che Paolo se ne andrà senza aver visto suo figlio.

 

“Ministro penso che anche lei almeno una volta sia stato innamorato e sa cosa vuole dire”, conclude Paolo nella sua stanza d’ospedale. “Voglio prendermi le mie responsabilità perché l’amore non ha né colore, né razza né religione”. Speriamo che l'amore, e l'ultimo desiderio di Paolo, potranno vincere sugli ostacoli burocratici e diplomatici.

ULTIM'ORA: la Farnesina ci ha mandato la risposta all'appello di Paolo Demichele

"La Farnesina, attraverso l'Ambasciata d'Italia a Kinshasa, si è messa subito in contatto diretto con la Signora Nora, che è stata ricevuta presso la nostra Sede giovedì scorso ed è stata assistita in vista di in una rapida e positiva soluzione del suo caso.  L'Ambasciata, insieme al Ministero, continua a fornire ogni possibile sostegno alla Signora Nora, così da permettere a lei e al bambino, non appena venuto al mondo, di arrivare in Italia con la massima rapidità".

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