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Papà affetto da tumore dovrà aspettare ancora prima di conoscere il figlio

Siamo riusciti a sbloccare la pratica per far partire il piccolo Giosuè dal Congo. Ma la burocrazia si è messa di intralcio, e papà Paolo ora rischia di perdere pure la casa

La storia di Paolo Demichele in Africa inizia due anni fa a Kinshasa, la capitale del Congo. Lavora come allenatore dei portieri di una squadra di calcio della serie B locale. Lo sponsor della squadra però scompare e lui inizia a fare piccoli lavori edili. Nel frattempo, conosce una ragazza del posto, Nora. Si innamorano, qualche mese fa la bella notizia: Nora aspetta un bambino. Paolo però comincia ad avere problemi di salute sempre più gravi fino al rientro obbligato in Italia. La diagnosi è tremenda: tumore maligno al polmone in metastasi. Non operabile.

Paolo affronta la malattia con un unico desiderio: conoscere suo figlio Giosué, nato a fine giugno. Lui non può andare a Kinshasa a causa del tumore. L’unica soluzione è quella di far venire in Italia suo figlio, insieme alla madre, Nora, e insieme a una bambina che la donna ha avuto da una precedente relazione.

Organizzare questo viaggio, però, non è un’impresa facile. Ed è qui che entriamo in campo noi de Le Iene. Paolo ci contatta per chiedere aiuto e lancia un video appello: “fatemi vedere mio figlio prima che sia troppo tardi”.

Noi abbiamo contattato il ministero degli Esteri che si è subito messo in moto per aiutare Paolo. Comincia la trafila burocratica di carte, uffici, certificati e validazioni (qui tutti i dettagli), un percorso complesso ma il premio è incontrare Giosué. Paolo si rimbocca le maniche e fa tutto quello che c’è da fare. Il 22 giugno sembra fatta.

Da quel giorno abbiamo parlato con Paolo spesso, volevamo essere lì con lui nell’istante in cui avrebbe preso in braccio per la prima volta Giosué, per raccontarvi la gioia di un papà. Ma oggi, dopo più di due mesi, quel giorno non è ancora arrivato. La burocrazia si è messa di traverso. Sembra ci sia stato un errore di comunicazione tra il comune di Lodi e l’ambasciata di Kinshasa. Noi insieme a Paolo andiamo avanti, ma il tempo stringe.

Intanto, è sorto un altro grande problema. Paolo non può lavorare a causa della malattia. Viveva ospite nella casa popolare assegnata al padre, nella sua situazione non ha alternative. Purtroppo, suo padre è morto e ora, sempre la burocrazia deve lasciare la casa. Non sa dove andare, e non sa dove accoglierà suo figlio e la madre.

Non era l’aggiornamento che speravamo di darvi, ma è la situazione in cui si trova ora Paolo

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