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Pizzo pagato all'anti-mafia: "Qui non cambierà mai niente" | VIDEO

Le Iene vi hanno raccontato l’assurda vicenda dell’associazione anti-pizzo che chiedeva il pizzo per accelerare i rimborsi. E Cristiano Pasca sente cosa ne pensano i compaesani dell'accusato.

 

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Pagare l’antimafia per evitare di pagare la mafia? Un paradosso, che Le Iene e Cristiano Pasca vi hanno raccontato affrontando l’incredibile vicenda tutta italiana di Totò Campo. 

E ai concittadini di Campo, Pasca ha chiesto un commento su questa storia kafkiana, e ne è emersa solo tanta rassegnazione. Nessuna sorpresa, commentano questi siciliani, le cose in Italia (e in Sicilia in particolare) vanno così!

“La cultura è questa. Rubiamo tutti, ci hanno insegnato così i nostri padri – spiega un passante -. Ci vogliono 500 o 1000 anni perché cambi la cultura”.

“Pagare per pagare almeno pago il mafioso, cosi mi protegge”, teorizza un altro intervistato, con un senso pratico che mette i brividi.  

“L’uomo è così avido e corrotto perché dietro non c’è la mano di Dio”, chiosa una donna vicina al suo banchetto di divulgazione religiosa.

Campo era il fondatore e il presidente di un’associazione anti-pizzo della provincia di Catania, ora agli arresti domiciliari. Le accuse? Chiedere soldi a quanti si rivolgevano a lui, per portare avanti le pratiche di risarcimento. E le persone che a lui si rivolgevano, erano le vittime di estorsioni e usura. Vittime due volte, perché Campo chiedeva un secondo “pizzo”, una percentuale variabile tra il 5 e il 10 percento sulle cifre che avrebbero ottenuto dallo Stato.

Una cosa assolutamente illegale, perché le associazioni anti-racket devono prestare aiuto a titolo puramente gratuito, e anzi per questa attività ricevono già fondi dallo Stato e dalle Regioni. E anche l’associazione dello stesso Campo, infatti, negli ultimi tempi aveva ricevuto una media di 10mila euro l’anno.

Ma non gli bastavano questi soldi, e infatti Cristiano Pasca ha incontrato numerosi imprenditori e cittadini che hanno avuto a che fare con questo signore. Come Vincenzo, a cui Campo chiede la solita percentuale, ma con scarso successo. “Ho denunciato per non pagare il pizzo alla mafia e poi devo andare a pagare il pizzo all’antimafia?”, spiega l’uomo ai nostri microfoni.

A pagare è invece una donna, a cui Campo estorce 1500 euro e che però poi lo denuncia, facendo partire le indagini della Procura e le intercettazioni. E a spingerla a denunciare la signora Franca, che Cristiano Pasca incontra e a cui racconta una storia dell’orrore.

Franca era un imprenditrice di successo: 5 negozi di abbigliamento, 13 operai, 30 milioni al giorno di media di  incasso. Poi gli affari iniziano ad andare male, e cominciano i problemi con le banche. Una conoscente le dice di rivolgersi ad una persona fidata, e Franca chiede un prestito di 10 milioni di lire. In 6 mesi lo estingue, ma quando va a consegnare l’ultima rata ecco l’amara sorpresa: si era rivolta ad un usuraio, che le intima di pagare ancora altri 12 milioni. Inizia la discesa all’inferno, tra soldi chiesti ad un usuraio per pagarne un altro. E così Franca arriva a sborsare quasi 1 miliardo e 300 milioni, e naturalmente perdendo tutto: case, negozi, macchine. Tutto!

Ma non basta: quando denuncia il primo usuraio arriva ad essere minacciata. E non si tratta di semplici parole, perché una sera i suoi aguzzini la bloccano in auto, costringendola a scendere. E a subire una terribile violenza.

Salvatore Campo è ora ai domiciliari, ed ancora sotto indagine della procura catanese.

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Ieri la notizia che la procura vuole sentire la prossima settimana Davide Vannicola, dopo le sue clamorose dichiarazioni rilasciate a Giulio Golia (l'amico maresciallo Izzo gli avrebbe confidato che Antonio Ciontoli gli avrebeb edetto che a sparare a Marco Vannini non sarebbe stato lui ma il figlio Federico). Oggi quella che è stato interrogato il brigadiere Manlio Amadori

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