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“Ho rapinato una banca e sono finito in carcere. Oggi, grazie alla comunità, sono cambiato” | VIDEO

Daniel Zaccaro è cresciuto a Quarto Oggiaro, nella periferia di Milano, ed è finito in carcere dopo una rapina. Oggi studia all’Università e parla ai ragazzi nelle scuole

“Quando penso al carcere mi tornano alla mente la sofferenza e la solitudine che provavo. Ma quel periodo mi è servito per riflettere”. Daniel Zaccaro ha 26 anni e a guardarlo così, mentre ci parla dal giardino dell’università, potrebbe sembrare uno studente come tanti. Ma la sua adolescenza è stata, come dice lui, a dir poco “turbolenta”. Risse, rapine in banca e poi il carcere, a soli 17 anni. “La prima volta che sono finito in prigione ero felice. Nel mio quartiere, a Quarto Oggiaro nella periferia di Milano, finire in carcere fa curriculum. È un obiettivo raggiunto per chi vuole fare la vita del delinquente”. E Daniel non ha paura di ammettere che, all’epoca, era proprio quello il suo sogno: essere un delinquente.

Finisce in prigione due volte: la prima per quasi 3 anni, nel carcere minorile di Milano; la seconda, a 22 anni, per sei mesi a San Vittore. “La prima volta sono finito dentro per una rapina in banca. Io e il mio migliore amico abbiamo puntato una banca e siamo entrati. In 3 minuti abbiamo preso 10.000 euro. I soldi però sono finiti dopo una settimana”. Spesi come? “In vestiti, telefono, pagavo le serate a tutti i ragazzi”. Era spinto, ci racconta, dal desiderio di apparire “ricco e di successo. Pensavo che i soldi mi avrebbero dato l’identità di cui ero in cerca”.

Il momento più duro del carcere? “I trasferimenti per cattiva condotta. Sono finito al sud, lontano dalla mia città, dalla mia famiglia, ero completamente solo”.  La solitudine è la cosa che più ricorda del carcere, assieme ai momenti di riflessione: “Quando sei in prigione dopo un po’ ti devi chiedere perché sei finito davvero lì dentro”. Cosa gli ha insegnato la prigione? “Il rispetto per le regole”. Un rispetto, però, dettato dalla convenienza: “più seguivo le regole e prima sarei uscito dal carcere. Ho capito che era sbagliato fare certe cose solo dopo, quando sono uscito e sono entrato in comunità”. Comunità dove Daniel vive tuttora.

“La mia comunità si chiama Kayrós. È stato Don Claudio, il presidente, a insegnarmi cos'è la vera libertà e cosa vuole dire seguire le regole non perché te le impongono gli altri”. Come glielo ha insegnato? “Mi permetteva di scegliere. È stato questo il vero cambiamento”. E dopo 4 anni da quando è uscito dal carcere, Daniel sembra davvero cambiato: “Ho finito la scuola e ora sono al secondo anno di università, studio scienze dell’educazione”. E Daniel porta la sua storia nelle scuole, parlando ai ragazzi. “Di solito quando racconto cosa ho fatto mi chiedono come ha reagito la mia famiglia, ma anche quanti soldi prendevo nelle rapine e come li spendevo”.

Gli è servito di più il carcere o la comunità? “La comunità”, risponde deciso. “La prigione è stato un luogo di estrema sofferenza”. Se potesse tornare indietro c’è qualcosa che non farebbe? “Non me la faccio mai questa domanda: indietro non si torna. Se oggi sono così è anche per le esperienze che ho vissuto”.

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