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Karìma, 15enne italiana "imprigionata" in Tunisia, chiede aiuto | VIDEO

In estate la madre la porta dai parenti del marito, e la lascia lì, senza documenti per tornare. La giovane denuncia botte dallo zio, che sarebbe uno spacciatore

“C’è una ragazzina italiana di 15 anni, imprigionata a casa dei parenti del padre, in Tunisia. le hanno sequestrato i documenti. Ed è stata anche picchiata!”. 

In redazione piomba questo messaggio allarmante, che racconta una storia difficile. È la storia di una ragazza che vive nel Nord Italia, ma che a seguito di un “tranello” è costretta a restare dai parenti del padre. A 2000 chilometri da casa.

Il segnalatore, che la conosce bene e con lei, attraverso intermediari, parla, racconta di botte inflitte alla ragazza dal fratello del padre, come raccontiamo nel video qui sopra,

Attraverso l’unica àncora di salvezza di un cellulare, la giovane Karìma (il nome è ovviamente di fantasia), confida le sue sofferenze e chiede di poter tornare presto a casa. Ma nulla sembra muoversi, incastrata tra un padre in carcere che forse non la vuole in Italia e una madre che dice di non avere i soldi per andare a prenderla.

E intanto Karìma resta in Tunisia. Ma questa minorenne sarà al sicuro? E fino a quando sarà costretta a stare lontana dagli amici, dalla scuola e da quella che è la sua patria?

esclusiva web

Da sei mesi un uomo si presenta via email e telefono come Yusuf Aden, uno dei presunti rapitori della cooperante italiana Silvia Romano, e chiede 15 bitcoin per rilasciarla. Lilian Sora, presidentessa della onlus Africa Milele con cui lavorava Silvia, dice in esclusiva a Iene.it: “Dietro di lui però credo ci sia un italiano”. Ecco perché

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