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News | di Luigi Grimaldi |

Ustica, anniversario senza verità: la battaglia aerea e la nostra inchiesta

Il 27 giugno 1980 un aereo civile precipita in mare, colpito forse da un missile durante una battaglia tra caccia: 81 i morti. Forse perché non c’è ancora una verità giudiziaria. Ecco cosa abbiamo scoperto 

27 giugno 2018: sono passati 38 anni dopo la strage di Ustica non abbiamo alcuna verità per gli 81 morti e per un pezzo fondamentale di storia d'Italia, e non solo,  ancora da scrivere.

Il 27 giugno 1980 un dc9 della compagnia Itavia è in volo da Palermo a Bologna. All'altezza dell'isola di Ustica è seguito da vicino da due caccia (non si è mai saputo di quale nazionalità) che gli si mettono in coda per nascondersi dai radar. Nello stesso spazio aereo ci sono anche due F104 italiani, che lanciano un segnale di "massimo allarme".

All'improvviso il dc9 Itavia scompare dai radar: è una strage, non c'è nessun superstite tra le 81 persone a bordo. Perché è precipitato l'aereo? Una sentenza del 2013 ha stabilito che c'è stata una vera battaglia aerea e l'Itavia è finito in mare perché colpito da un missile o per la collisione con un altro velivolo.​ Per la giustizia civile la responsabilità è stata delle nostre autorità militari che non hanno vigilato e protetto i nostri cieli in una sera in cui si è svolta una incredibile battaglia aerea in tempi di pace. Altro per ora non è dato sapere.

I pm di Roma che indagano sulla strage sono oggi negli Usa per ascoltare l'unico testimone (per ora) di questa battaglia, Brian Sandlin, ex membro dell'equipaggio della portaerei USS Saratoga, che 38 anni fa vide due caccia rientrare senza armamenti dopo una missione contro i Mig libici.

Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato quella notte tragica con Gaetano Pecoraro in due servizi in cui abbiamo ricostruito la storia del Capitano Mario Ciancarella, degradato e cacciato dall'Aeronautica militare per aver cercato la verità sulla strage, con una sorta di "pool investigativo" assieme agli amici Mario Alberto Dettori (maresciallo radarista morto “suicida” - ma anche no - nel 1987)  e al colonnello Sandro Marcucci, anche lui deceduto in un mai chiarito “incidente” - si fa per dire - aereo nel 1992.

Ciancarella, arrestato e assolto e poi lo stesso degradato e radiato, in oltre 20 anni di lotte è riuscito a dimostrare che il decreto del Presidente della Repubblica con cui era stato espulso dalle forze armate recava le firme falsificate del Capo dello Stato, Sandro Pertini, e, secondo le nostre perizie, anche del ministro della Difesa, Giovanni Spadolini. Una vicenda grottesca  ai confini della realtà: chiunque si sia sostituito a Pertini ha compiuto un atto che equivale a un "Colpo di Stato Virtuale"

Ciancarella, all'epoca ufficiale dell'Aeronautica e rappresentante sindacale, tre giorni dopo la strage, riceve una telefonata dal maresciallo Mario Alberto Dettori, addetto al controllo aereo la sera di Ustica. che gli avrebbe detto: "Comandante, a Ustica siamo stati noi. Non ti posso dire altro perché qui mi fanno la pelle".

Dettori qualche giorno dopo lo richiama e gli dice di controllare orari di atterraggio e utilizzo di missili degli aerei italiani. Al tempo l'Aeronautica negava che ci fossero in volo i due F104 guidati da Mario Naldini e Ivo Nutarelli. Purtroppo entrambi i piloti, preziosi testimoni oculari sono morti il 28 agosto 1988 durante un'esibizione delle Frecce Tricolori nella base Nato di Ramstein in Germania (nel disastro morirono 3 piloti e 67 spettatori). 

Nonostante le sentenze e le pronunce dei tribunali il Capitano Pilota Mario Ciancarella è ancora in attesa che gli venga restituito l’onore e il grado che gli spettano. Noi che lo abbiamo conosciuto sappiamo che non si arrenderà a questo nuovo “Muro di Gomma”, contro cui ci siamo scontrati anche noi, perché per Ciancarella e per tutte le vittime di Ustica non è mai troppo tardi per la verità.

Per capire meglio la nostra inchiestra guarda qui sotto il servizio integrale "Il Golpe italiano che nessuno ha mai raccontato" del 2 maggio 2017.

Guarda qui sotto il servizio "Falsari di Stato" del 17 maggio 2017.

 

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