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Franco, stritolato dallo Stato: “ho progettato il mio suicidio”

L’uomo aveva una florida azienda agricola a Cecina, in Toscana. Un giorno Anas decide di costruire sui suoi terreni una superstrada, senza un decreto di esproprio. Inizia un calvario tra pignoramenti e risarcimenti mai pagati

 

“Ho già fatto le prove”. Le prove che questo agricoltore incontrato da Alessandro De Giuseppe dice di avere fatto sono quelle per togliersi la vita.

Franco era un agricoltore di Cecina, in Toscana, e produceva  vino e olio di ottima qualità nella sua azienda agricola comprata nel 1973.

Un giorno però, il 27 aprile 1981, succede l’imprevedibile, che inizia a farlo precipitare nel baratro: lo Stato decide di costruire una superstrada proprio sui suoi terreni.

“È come se mi avessero tirato via la vita”, racconta in lacrime Franco ad Alessandro De Giuseppe, nel servizio che potete vedere in alto .

Dall’oggi al domani Franco si trova i picchetti dell’Anas  piantati nel suo terreno, a definire il tracciato della superstrada, che di fatto va a bloccargli ogni lavoro nei suoi campi.

In realtà il progetto di una strada c’era già prima che lui acquistasse quel terreno, ma il tracciato era notevolmente diverso, e non andava in nessun  modo andava ad intaccare la sua attività.

Franco allora va in Comune e ci racconta che qui  gli avrebbero detto di opporsi, facendo valere quel  piano regolatore che prevedeva appunto la superstrada su un altro tracciato.

L’agricoltore presenta ricorso al Tar della Toscana e lo vince. 

“Spesi 60 milioni di vecchie lire solo per risistemare il terreno che le ruspe mi avevano massacrato”, spiega Franco ad Alessandro De Giuseppe.

Ma la beffa è dietro l’angolo: quel piano regolatore viene cambiato dal Comune di Cecina, su ordine della Regione Toscana. L’interminabile battaglia legale continua: manca il documento di esproprio dei suoi terreni e dunque l’azione dell’Anas non sarebbe regolare. Franco vince ancora la causa, anche se il risarcimento di quasi 600 milioni di lire  non arriva mai. I soldi invece di entrare escono perché Franco è addirittura costretto a pagare periti e imposte di registro per le cause che ha già vinto. Un’assurdità tutta italiana.

La sua bella azienda agricola intanto è andata a rotoli e Franco non ce la fa a pagare l’ennesima perizia: la sua casa viene pignorata e venduta all’asta per poco più del 20% del suo reale valore. Soldi incassati dalla vendita che però non andranno a lui, perché bisogna coprire i costi di perizia e quelli delle tante aste immobiliari. E i risarcimenti? Non sono ancora arrivati, perché l’azienda che ha costruito la superstrada su delega dell’Anas nel frattempo è in amministrazione controllata per problemi di natura finanziaria.

Anas avrebbe ancora l’obbligo di risarcire Franco, ma temporeggia. “Vedo il valore di una vita dispersa”, racconta l’uomo a Le Iene.

Alessandro De Giuseppe va dall’unico testimone di questa storia ancora in vita, l’ex sindaco di Cecina, che spiega: “Il Comune non c’entrava niente con gli espropri”. E quando la Iena gli fa questa domanda: “possiamo dire che Anas fa quello che vuole a discapito di regioni e Comuni?”, l’ex sindaco è netto: “assolutamente sì”.

Alessandro De Giuseppe prova allora a intercettare l’Amministratore Delegato di Anas, al quale chiede conto della recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo a favore di Franco, dice: “Lo verificheremo, se sono colpe di Anas, Anas pagherà”.

Nel frattempo Franco potrebbero essere buttato fuori di casa da un momento all’altro, senza sapere dove andare.

“Ho già fatto le prove del mio suicidio”, ci racconta tra le lacrime.   

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