“Aldrovandi Vive”, lo stadio ricorda Federico. Il papà: “Quegli agenti ancora in divisa” | VIDEO
Mercoledì 25 settembre a Ferrara i tifosi della Curva Ovest hanno ricordato con un'enorme scritta “Aldro Vive” il giovane Federico Aldrovandi, morto 14 anni fa dopo esser stato fermato da quattro poliziotti
Un’ondata di commozione ha attraversato ieri lo stadio Paolo Mazza di Ferrara prima della partita Spal-Lecce: per l’anniversario della morte di Federico Aldrovandi, il ferrarese di 18 anni morto dopo esser stato fermato nel 2005 da quattro agenti di polizia, i tifosi della Curva Ovest hanno dedicato al giovane una coreografia davvero emozionante. “Per te. Per la tua indomita famiglia. Perché non accada mai più” è il messaggio lanciato dai tifosi della Spal, che hanno sventolato cartellini bianchi e blu componendo la scritta “Aldro Vive”. Nel 2012, dopo un lungo processo, i quattro agenti di polizia imputati sono stati condannati in via definitiva a 3 anni e mezzo di carcere per eccesso colposo nell’utilizzo della forza.
“Licenziate i poliziotti che hanno ucciso Federico”, hanno intonato i tifosi. E la stessa cosa l’ha chiesta di fronte alle nostre telecamere anche la mamma di Federico, Patrizia, nel servizio di Pablo Trincia che potete vedere qui sotto. “Io non voglio pagare lo stipendio a quelli che hanno ammazzato mio figlio”, ci ha detto Patrizia nel 2014. “Non voglio che lo paghi nessuno. Queste persone non meritano di lavorare per lo Stato”.
La stessa cosa la ribadisce sulla sua pagina Facebook il papà di Federico, in un lungo post pubblicato per l’anniversario della morte del figlio. “Una cosa è certa, Federico non morì di malore, ma di ben altro. Fu ucciso senza una ragione. Anche se di ragioni per uccidere non potranno mai essercene. Non c’è più musica e non ci sono più colori nella vita, quando ti viene a mancare l’aria e il profumo del respiro di un figlio. Bastonato di brutto per mezz’ora, con alla fine impresse sul suo corpo ben 54 ferite”. Ferite causate da “persone definite in Cassazione dal procuratore generale durante la sua arringa: ‘schegge impazzite’”.
Quelle “schegge impazzite”, quegli agenti sono “assurdamente ancora in divisa”, ricorda il papà. “Sono ancora in servizio. Per me invece fino alla fine dei miei giorni sarà un ergastolo senza appello, con la sola speranza che ciò che è accaduto a Federico non accada mai più a nessun figlio”.
Nel servizio de Le Iene la mamma di Federico ci ha raccontato i terribili momenti vissuti quella mattina del 25 settembre 2005. “Chiamiamo Federico al cellulare, risponde un poliziotto che ci dice di aver trovato il telefono. Noi abbiamo chiesto dove fosse Federico e loro ci hanno detto di descriverlo. Abbiamo poi saputo che mentre ci chiedevano la descrizione di nostro figlio, guardavano il suo corpo senza dircelo. Solo cinque ore dopo sono venuti a darci la notizia. Per il riconoscimento ci hanno detto di mandare un parente, perché Federico era irriconoscibile”.
La Iena era andata anche a parlare con la testimone chiave del processo, una donna che dalla finestra di casa sua aveva visto tutta la scena. “Ero a letto e dalla mia camera vedevo le luci blu della polizia. Potevo vedere benissimo cosa succedeva. Ho visto questo ragazzo che a un certo punto si trova rivolto verso la polizia, come per arrendersi. Ma questi qua iniziano a dargli colpi. Subito vedo il ragazzo sdraiato per terra. Tutti gli agenti erano intorno a lui. Più si dibatteva, più stavano su di lui. Lo picchiavano e lo tenevano stretto, mentre uno lo picchiava sulla testa”. Un racconto terribile, racchiuso in quella foto tristemente famosa, del volto sfigurato di Federico. “Un’immagine orribile”, scrive su Facebook il papà di Federico, “che mai nessun genitore vorrebbe vedere”.