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Allarme sexting: “Non dormivo più, non mangiavo più. Mi fidavo di lui” | VIDEO

“C’è un vero e proprio allarme sexting per gli adolescenti”, dichiara il ministro Bussetti. “La pratica di scambiarsi foto e video hard in rete o tramite cellulare si diffonde sempre di più”. Dal sexting al revenge porn la strada è breve e può portare anche alla morte, come ci hanno raccontato Roberta Rei e Veronica Ruggeri

Il sexting è in aumento: in due anni i giovani toccati dal fenomeno sono passati dal 7 per cento nel 2016 al 9 per cento nel 2018. Una situazione allarmante, come racconta l'indagine realizzata dal governo, in collaborazione con l’università di Firenze, e presentata ieri dal ministro dell’istruzione Marco Bussetti. E ad aumentare la preoccupazione sono i dati riguardanti l’età: il 6 per cento di coloro che fanno sexting, infatti, ha fra gli 11 e i 13 anni, di cui il 70 per cento sono ragazze.

La pratica di far girare scatti di ragazze nude o in posizioni erotiche è sempre più diffusa fra gli adolescenti quindi. E in molti casi le foto o i video sono girati in maniera consenziente dalle ragazze, spesso insieme ai loro fidanzati, che nel momento in cui diventano ex possono trasformarsi nel loro peggior nemico. 

“Le fotografie sono state fatte durante e dopo il sesso, in quei momenti in cui c’era fiducia, c’era abbandono”, ha raccontato una vittima a Veronica Ruggeri, nel servizio che vedete qui sopra. “Diceva ‘quanto sei bella, aspetta ti faccio una foto’ e quel momento bello io l’ho visto sbattuto in faccia a 80mila persone”. Sono molte le ragazze che lo vivono come un fatto naturale per piacere e farsi accettare, ma quello che succede dopo può diventare un incubo.

Una violenza, quella del sexting, che non nasce solo come forma di ricatto, ma anche “per scherzo”. E il governo è intervenuto per arginare il fenomeno introducendo il reato del revenge porn, ossia la responsabilità penale per chi diffonde foto intime, e alzando le pene fino a sei anni di carcere.  Le conseguenze per le vittime infatti possono essere devastanti.

Tiziana Cantone, arrivata a togliersi la vita dopo che alcuni suoi video intimi era finiti in rete,  è diventata il simbolo della battaglia contro il revenge porn. La mamma di Tiziana ha detto a Roberta Rei (clicca qui per vedere il nostro servizio): “Devo dare a mia figlia quella giustizia che non ha avuto in vita, quell’oblio che ha dovuto cercare con la morte. Il suo gesto per me è l’ultima denuncia che ha fatto mia figlia, come a dire: adesso mi credete? Adesso volete muovervi a fare qualcosa?”.

A Veronica Ruggeri una vittima di revenge porn ha raccontato: “Non dormivo più, non mangiavo più, ho perso 16 chili. Ho pensato: 'ok, adesso la mia vita è finita'”. Un’immagine inviata oggi non si cancella più, e può finire in decine, centinaia di altre mani.

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