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Amatrice, 3 anni dopo il terremoto: la ricostruzione che non c'è e le macerie | VIDEO

Sono passati 3 anni dal terremoto del 24 agosto 2016 che ha devastato il centro Italia uccidendo 297 persone. Con Giulio Golia avevamo camminato sulle macerie parlando con i terremotati un mese dopo la tragedia. Mentre ancora oggi la ricostruzione è lontana

Ad Amatrice, Accumuli e Arquata il tempo si è fermato. Erano le 3.36 del 24 agosto 2016, quando il terremoto ha fatto tremare il centro Italia tra Lazio, Abruzzo e Marche. Oggi si ricordano i 296 morti del sisma, ma dopo 3 anni è anche il momento per fare un bilancio sulla ricostruzione di questi paesi. A un mese dalla tragedia con Giulio Golia abbiamo incontrato alcuni terremotati e con loro abbiamo camminato sulle macerie dei loro paesi, come potete vedere nel servizio qui sopra.

“Se siamo ancora vivi lo dobbiamo al cuore degli Italiani che non ci hanno mai abbandonato. Sulla mancanza dello Stato sarà la Storia e la coscienza di ognuno a condannare chi non ha fatto e poteva fare!”, ha scritto su Facebook Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice ai tempi del terremoto. Il suo commento è accompagnato da un video che racconta questi 1.095 giorni in cui si sono alternati 3 governi e altrettanti commissari. Erano previsti 46 miliardi di euro per la ricostruzione che ancora tarda a decollare. A oggi, sostiene Pirozzi, è stato completato solo il 4% dei lavori previsti.

Al momento sono in corso di progettazione un’ottantina di interventi per ricostruire scuole, ospedali, chiese e caserme per oltre 120 milioni di euro. A queste opere pubbliche si aggiungono i 73mila edifici privati dichiarati inagibili che attendono la messa in sicurezza.

Per le strade di quei borghi squartati dal sisma sono comparsi alcuni striscioni. “Il tempo passa, la ricostruzione è ferma e il paese muore”, si legge su uno di questi. Su altro invece il messaggio è lapidario: “2016-2019 terremotati dimenticati”.

A distanza di tre anni è quasi ultimata la rimozione delle macerie. Con Giulio Golia, siamo andati in quelle zone un mese dopo quella terribile notte. Abbiamo accompagnato a Preta, a 4 chilometri da Amatrice, Bruno, 74enne che si è salvato dal terremoto scappando in auto a Roma. “Non so cosa troveremo là”, ci ha detto Bruno, che non era ancora tornato a vedere la sua casa e il suo paese. “A colpo d’occhio credo di aver perso un centinaio di amici”.

Con lui e la sua famiglia, siamo andati anche ad Amatrice, il cui corso centrale era ormai un cumulo di macerie, con l’orologio del campanile rimasto fermo a quelle fatidiche 3.36, quando la scossa ha devastato la zona.

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