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AmicoPolis, gemello di Fb: prometteva soldi per i post, blitz della Finanza

Tre persone denunciate. Tra loro c’è anche il titolare di AmicoPolis, il social network gemello di Facebook che prometteva di pagare gli utenti in cambio di post, foto e video (senza pagare). A Ismaele La Vardera si erano rivolti decine di utenti: la Iena è andato da loro e poi dal titolare  

Il “Mark Zuckerberg di Caltanissetta” dal 2017 gestiva AmicoPolis, un social network gemello di Facebook che si definiva etico perché prometteva agli utenti soldi in cambio di post, foto e video. Poi in realtà, da un certo momento in poi, non avrebbe più pagato. Oggi assieme ad altri due suoi collaboratori è stato denunciato dalla Guardia di Finanza. Li avevamo conosciuti in un servizio di Ismaele La Vardera a cui decine di utenti “gabbati” si erano rivolti, come potete vedere nel servizio qui sopra. 

La Finanza indaga su decine di truffe nei confronti di ignari investitori a cui veniva promesso grossi guadagni in poco tempo. Sono scattati sequestri e perquisizioni in tutta Italia. Il titolare di AmicoPolis Caltanissetta assieme a due suoi collaboratori deve rispondere di esercizio abusivo dell'intermediazione finanziaria, in quanto mai autorizzati e di autoriciclaggio.
 

Di AmicoPolis ce ne siamo occupati in maggio con Ismaele La Vardera. “Puntavano a superare il fatturato di Amazon e Facebook pubblicando contenuti si accumulavano crediti”, dice Roberta Lemma, vicepresidente di Federconsumatori.

Così una foto pubblicata, dicevano, può far fruttare 9 centesimi per l’immagine stessa e altrettanti per il commento. I crediti si accumulano su un conto e appena si raggiungeva un tetto minimo di 300 euro l’utente avrebbe avuto due scelte. “Richiedere il pagamento su conto corrente oppure spenderli nell’area shopping”, ci dice un ex dipendente. AmicoPolis funzionava anche come negozio online. I commercianti compravano gli spazi ingolositi dalla possibilità di fare affari: “Vendevano i loro prodotti e anticipavano il costo della merce ricevendo in cambio solamente i crediti che ci sono sul sito. AmicoPolis quei crediti li avrebbe dovuti tramutare in veri e propri euro”.

Il “social etico” cresce con oltre 10 milioni di post, 7 milioni di foto e 500 mila blog. A questo punto il titolare oggi denunciato se ne inventa un’altra: “C’era la possibilità di investire del denaro tramite l’acquisto di Polis”: una moneta d’oro del valore di 300 euro. Dando 10mila euro si maturavano 100 euro al giorno.

Tutti erano felici della rendita: gli utenti che in cambio dei selfie comprano merce, i negozianti perché la vendevano e gli investitori. All’improvviso però il sistema implode. “AmicoPolis non ha più pagato nessuno”, dice Lemma. Così il titolare si tiene i selfie degli utenti, la merce dei commercianti e gli investimenti dei privati.

Almeno 300 persone sarebbero rimaste “gabbate” per un buco che supererebbe il milione e mezzo di euro. “Io ho venduto merce per 26 mila euro in più devo dare 18 mila euro. Ho perso soldi e azienda in questa storia”, dice Gaetano, negoziante di autoricambi di Napoli. In questa faccenda, ci sarebbe addirittura chi è arrivato a togliersi la vita.

Per vendere monete d’oro il titolare avrebbe dovuto avere una licenza, quindi avrebbe fatto tutto da abusivo. Dallo scorso anno ci sono diverse denunce e il sito è stato spento.

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