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Un anno dalla strage di Corinaldo: “Ecco come siamo scampati alla morte” | VIDEO

Le Iene indagano sulla strage di Corinaldo a un anno esatto da quella maledetta notte in attesa dello show di Sfera Ebbasta. Lo facciamo anche attraverso le terribili testimonianze dei ragazzini scampati miracolosamente alla morte, che ha portato via 5 minori e una giovane mamma 

È il primo tragico anniversario della strage di Corinaldo, in cui hanno perso la vita 5 ragazzini tra i 14 e i 16 anni e una mamma di 39 anni.

Torniamo a Corinaldo, all’interno della discoteca Lanterna Azzurra in cui nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 è previsto un evento musicale con il trapper Sfera Ebbasta. In realtà l’evento, pubblicizzato sulle locandine come un concerto, è una sorta di dj set, in cui l’artista dovrebbe arrivare dopo l’orario indicato nelle locandine (le dieci di sera).

La maggior parte dei ragazzini, soprattutto quelli più piccoli, non lo sa e attende oltre 3 ore, in un locale stipato all’inverosimile, sembra molto oltre la capienza consentita rispetto alla sola sala aperta.

Attorno all’1.45 succede qualcosa che farà partire una reazione a catena dagli effetti tragici: alcuni ragazzi, forse una vera e propria banda specializzata in furti, spruzza grandi quantità di spray al peperoncino. È il panico: tutti si lanciano verso la porta dei fumatori, un’uscita di sicurezza aperta che dà su una piccola rampa alla fine della quale ci sono dei gradini. E quando i corrimano cedono per la grandissima pressione della folla, è la tragedia: 5 ragazzi dai 14 ai 16 anni e una mamma di 39, che aveva accompagnato la figlia 11enne a vedere Sfera, rimangono schiacciati dagli altri corpi, che si accumulano gli uni sugli altri.

Le Iene, nel servizio di Pablo Trincia e Claudio Bongiovanni, hanno intervistato alcuni dei ragazzini che quella maledetta sera sono scampati alla morte. E che raccontano gli attimi di terrore vissuti al Lanterna Azzurra. “Pensavo inizialmente fosse il gas delle discoteche, quello che buttano fuori apposta. Però ho iniziato a tossire molto forte: mi sembrava di tossire aghi, faceva veramente male”, racconta una ragazza.

La mamma di Daniele, morto quella sera, spiega: “Mi aveva detto: ‘mamma, voglio andare alla lanterna perché c'è questo evento’”. Me ne parlava entusiasta. Quella sera doveva fare una dichiarazione d’amore alla sua ragazzina e quindi si dovevano incontrare lì. Mi raccontava: ‘Lei vuole una cosa seria, vuole che mi faccio avanti’”.

Paolo, il marito di Eleonora, la mamma morta per aver accompagnato alla Lanterna Azzurra la figlia 11enne, aggiunge: “Gemma era contentissima che veniva anche mamma, era proprio sovra-eccitata per questo. Io se sapevo che non era un concerto, con Gemma non sarei andato, anche perché mia figlia ha 11 anni. Io e mia moglie ci siamo guardati e abbiamo detto: ‘Che fai, andiamo via?’ Mia moglie ha detto: ‘Dai non usciamo mai..., vediamo come si divertono le nuove generazioni’. Questa frase mi è rimasta molto impressa”.

Sonia, che si trovava proprio vicina a una delle ringhiere che hanno ceduto, racconta: “Io non avevo neanche corpi sotto, quando sono caduta. Avevo il naso contro il terreno e i corpi che mi arrivavano addosso mi facevano rientrare il naso. Sentivo l'aumentare del peso, non potevo neanche girar la testa. Sentivo le mie costole rompersi, una per una. Sentivo le urla diventare sempre più basse fino a diventare sospiri di persone che dicevano ‘non respiro, aiuto’ con l'ultimo fiato che avevano in corpo”.

Riccardo, che mentre era nel locale da cliente è intervenuto per soccorrere le vittime, racconta: “Dopo tutti quegli sforzi stavo perdendo i sensi anche io, addirittura i ragazzi mi mettevano le braccia al collo e io tiravo con il collo pur di metterne in salvo il più possibile. Ho capito subito che dovevo fare in fretta, erano tutti incastrati, non venivano via, era buio.... braccia, gambe, gente che implorava da tutte le parti. E più ne tiravi fuori e più ce n'era. Ne ho tirati fuori tanti”.

Giulia, rimasta schiacciata dalla folla, ricorda quei momenti drammatici: “Ho visto mia sorella che piangeva, che era al telefono e dopo mi ha abbracciato: è stato, penso, in 16 anni, il momento in cui ho provato la felicità più grande che potevo provare”.

Racconta ancora il soccorritore Riccardo che ha provato ad aiutare mamma Eleonora: “Ho visto solo i suoi capelli, essendo io dolorante nel braccio, mi sono fatto aiutare da lui e ho cercato di rianimarla. C’era anche una delle figlie, che chiedeva al padre se la mamma era ancora viva... Una cosa terribile, terribile”.

Intervistiamo Michael, che ha lavorato per diversi anni al Lanterna Azzurra da pr e quindi conosce bene i suoi ex colleghi: “Il giorno prima mi sono visto con i pr e stavano parlando della serata che comunque sarebbe stato tutto sold-out”. E sostiene che, rispetto alla capienza della sala aperta, ovvero 459 persone, quella sera sarebbero stati staccati oltre 5.000 biglietti. “Dove le fai stare 5500 persone?”, spiega l’ex pr.

A quanto sembra, il locale poteva emettere solo un numero stabilito di biglietti, con i quali non sarebbe probabilmente riuscito a coprire il costo della serata. E così, stando a quello che ci hanno riferito diversi testimoni, i gestori si sarebbero inventati un piccolo escamotage per far entrare più gente. Ce lo spiega anche un buttafuori, che quel locale dice di conoscerlo bene: “Ci ho lavorato quasi 4 anni. Con un solo tagliando posso far entrare pure 20-30 persone, ma questa cosa qua... si faceva sempre, sempre”.

E spiega anche un dettaglio sulle porte di sicurezza del locale: “La gestione imponeva la chiusura delle porte laterali fino a un certo orario per far sì che i ragazzi bevessero all'interno. Era proprio mandato da parte della gestione di non fare uscire nessuno fino all'una e mezza, le due. Ce n'era soltanto una aperta”.

Andiamo dal responsabile dell’ufficio tecnico del comune, che non avrebbe imposto al locale di sistemare l’area della pedana crollata. L’uomo spiega: “Chi era competente non ha detto che era irregolare, non mi può chiedere di fare delle valutazioni su cose che non mi riguardano in termini di competenza. Con tutto il rispetto  per i vigili del fuoco, questo tipo di risposte dovete andarle a chiedere a chi di competenza”.

Ci andiamo dai vigili del fuoco, anche per chiedere perché un mese dopo l’approvazione del comune avevano “attestato la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio”. Vorremmo provare a chiedere perché sembrerebbero aver ignorato le problematiche legate alle uscite di sicurezza, alla rampa, alle ringhiere, ai gradini e al cortile interno, cioè proprio il luogo dove sono rimaste schiacciate decine di persone. Ma i vigili rifiutano di rispondere alle nostre domande, spiegando che “ci sono le indagini in corso”.

E alla fine neanche Francesco Bartozzi, che oltre ad essere l’amministratore della Lanterna Azzurra, era il responsabile della sicurezza, vuole parlare.

Pochi giorni fa la procura ha chiesto il processo immediato per sei componenti della cosiddetta “banda dello spray”, che avrebbe spruzzato lo spray al peperoncino da cui sarebbe partita l’ondata di panico mortale. Ma forse l’inchiesta sulla strage al Lanterna Azzurra di Corinaldo può ancora riservare molte altre sorprese.

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