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Attacco con acido, inasprite le pene: "Ma il mio ex ha detto che lo rifarebbe" | VIDEO

Via libera del Senato al provvedimento sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, che diventerà legge. Abbiamo chiesto a Filomena Lamberti, sfregiata in volto con l’acido dall’ex marito, se secondo lei funzionerà davvero

Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Il cosiddetto “codice rosso” introduce una corsia preferenziale per le denunce delle vittime di tali reati.

“È un passo in avanti prima di tutto perché le denunce non restano ferme mesi e mesi ed è proprio in questo arco di tempo che in tanti casi la donna, o la vittima in generale, rischia la vita”. Commenta così Filomena Lamberti, la coraggiosa donna di Eboli che ci ha raccontato la sua terribile storia nel servizio di Nina Palmieri che potete vedere qui sopra. Nel 2012 Filomena è stata sfregiata in volto con l’acido dal marito. L’uomo, Vittorio Giordano, è stato condannato a soli 18 mesi di carcere.

Fra i nuovi provvedimenti a tutela delle vittime di violenza è previsto anche l'inasprimento delle pene per chi chi causa lesioni permanenti personali gravissime, come la deformazione o lo sfregio permanente del viso. Con la riforma la pena prevista va dagli 8 ai 14 anni di carcere. È questo il caso di Filomena, che non si è sentita tutelata dalla giustizia quando al suo ex marito hanno dato solo 18 mesi di carcere.

“Io spero solo che applichino tutto quello che dicono a regola d’arte”, dice la donna commentando il provvedimento. “Bisogna sempre ricordare che è una legge rivolta non solo alle donne, ma a tutte le vittime di violenza domestica e, anche negli ultimi casi di cronaca, abbiamo visto che le vittime sono pure gli uomini”. Filomena si riferisce, ad esempio, al caso di Giuseppe Morgante, che noi de Le Iene abbiamo intervistato prima che venisse aggredito con l’acido dalla sua ex.

“È importante però che le persone che finiscono in carcere per simili reati non abbiano poi uno sconto di pena, ad esempio per buona condotta. Perché se io mi comporto bene in carcere dovrebbe diminuire la pena per quello che ho fatto fuori? La giustizia deve essere rigida in questo”. Non solo, Filomena ritiene che sia sì importante un inasprimento delle pene, ma che questo da solo non basti. “Io resto sempre dell’idea che quando un uomo possessivo ha in mente di fare qualcosa di male non c’è legge che lo tenga. Bisogna investire sulla rieducazione di chi è in carcere per simili reati, altrimenti passeranno tutto il tempo a pensare al momento in cui usciranno e potranno vendicarsi, come è successo tante volte. Rieducare queste persone è un bene sia per loro che per chi sta fuori. Se il mio ex marito in carcere avesse fatto un percorso psicologico serio forse non avrebbe detto a Le Iene che lo rifarebbe”. Vittorio, infatti, incontrato da Nina Palmieri nel nostro servizio, non si è detto pentito, anzi. “Lui non ha assolutamente compreso il suo errore”, conclude Filomena. Insomma, pur definendo il Codice rosso un passo in avanti, qualche riserva Filomena sembra avercela.

Con l’introduzione del provvedimento, appresa la notizia di reato, la polizia giudiziaria dovrà riferire immediatamente al pubblico ministero (anche in forma orale e poi scritta). Entro 3 giorni il pm dovrà assumere le informazioni dalla persona offesa o da chi ha sporto denuncia e se ritiene di procedere con atti di indagine, dovranno essere compiuti “senza ritardo”.

Il Codice rosso introduce inoltre un nuovo reato, quello relativo al “revenge porn”: chi diffonde immagini a contenuto sessuale esplicito che erano destinati a essere privati rischia da uno a sei anni di carcere e una multa da 5 a 15mila euro. Vengono anche inasprite le pene relative reati di violenza domestica e di genere già esistenti. Se, ad esempio, dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da 4 a 9 anni, con una lesione gravissima da 7 a 15. 

Ma la vera domanda a cui bisogna rispondere per valutare questa legge alla fine è una: permetterà di salvare vite in futuro? È il dubbio che si è posto Cesare Rimini sul Corriere della Sera, proponendo un paragone tra il Codice rosso in sede giudiziaria e quello di un pronto soccorso. “Immaginiamo un pronto soccorso con poco personale dove lavorano medici e infermieri non specializzati in medicina d’urgenza, costretti a turni massacranti”. Con la nuova legge, sempre mantenendo la metafora ospedaliera, secondo il giornalista avremmo “infermieri che invece di dedicare la loro attenzione a selezionare i casi urgenti, passeranno il tempo a riferire immediatamente al primario tutti i casi”. Insomma, si può migliorare davvero la situazione se non ci si decide a dare più risorse e più finanziamenti a chi deve gestire le “urgenze”? Secondo il giornalista no: “Servono soldi, dei quali non c’è traccia nella nuova legge”. 

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