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Autolesionismo: +2.000% fra i ragazzi finiti al Bambin Gesù

Al solo Bambin Gesù di Roma, dal 2013 al 2018, i giovani che si sono inflitti profonde ferite sono cresciuti di oltre il 2000%. Un disagio profondissimo, che talora porta alle soglie del suicidio, seconda causa di morte tra i giovanissimi. Come nella tragica sfida della “Blue Whale”, di cui vi abbiamo parlato per primi con i reportage di Matteo Viviani e Gaston Zama

Tagliarsi per fare uscire il malessere. È emergenza autolesionismo tra i ragazzi italiani. Il dato è legato all’allarme lanciato da Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza dell’ospedale Bambin Gesù di Roma. I numeri parlano chiaro: nel 2013 ci sono stati 12 casi fra bimbi e adolescenti, mentre solo 5 anni più tardi quel dato è salito a 270.

A volte infliggersi tagli e bruciature è un supplizio che rimane confinato al gesto di un momento, altre volte è una tappa verso l’epilogo peggiore che si possa immaginare: il suicidio.

E anche in tema di suicidi tra i giovani, in Italia, l’allarme non deve essere sottovalutato. Lo dice l’Istat: benché il numero dei decessi, dal 1995 al 2017, si sia ridotto del 14%, il suicidio rimane comunque la seconda causa di morte nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni. Ogni anno una media di 4mila persone decide di togliersi la vita e il 5%, dice ancora l’Istat, ha meno di 24 anni.

Al Bambin Gesù hanno aperto una linea dedicata, il telefono “Lucy”, per dare supporto psicologico e indirizzare i ragazzi verso le strutture e i professionisti più adeguati. Spazio all’ascolto di questo enorme disagio anche attraverso un’app, creata con la Onlus Lorenzo Fratini. Si chiama “AppToYoung”, e permette di chiedere aiuto ed essere assistiti quasi in tempo reale.

Di autolesionismo e di suicidio vi abbiamo parlato a lungo, raccontandovi la tremenda realtà della ormai famosissima “Blue Whale Challenge”, nello sconvolgente reportage di Gaston Zama e Matteo Viviani, che potete rivedere sotto. Parliamo di una “sfida” che spopola tra i giovanissimi e che ha portato alla morte in tutto il mondo di decine di ragazzi. Ragazzini che hanno seguito le regole imposte dai “curatori”, e che anche in Italia sono stati fermati a un passo dalla morte. Una sfida che arriva da Oriente, probabilmente dalla Russia, e che prende di mira ragazzi molto giovani, sin dagli 8-9 anni. La Blue Whale corre sui social e sulle app di messaggistica, dove i ragazzini vengono avvicinati dai “curatori”, che li invitano a portare a termine la sfida. E la sfida prevede 50 compiti da portare a termine, uno al giorno. Obblighi che il ragazzo deve portare a compimento per vincere. Qui però non c’è proprio nulla da dimostrare alla fine del percorso, né coraggio né forza. La Blue Whale punta a condurre il ragazzo in un baratro di solitudine e di disperazione, sino alla regola numero 50: “saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita”.

Una sfida mortale che punta molto sull’autolesionismo, a partire dal compito del giorno 1: “incidetevi sulla mano con il rasoio "f57" e inviate una foto al curatore”.

A spingere ad atti violenti, quasi a voler annullare la volontà del giocatore, sono anche altre regole della challenge, tra cui la numero 3: “tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore”.

E due giorni dopo, quello stesso giocatore, dovrà portare a termine un nuovo compito: “se siete pronti a 'diventare una balena' incidetevi 'yes' su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi”.

Guarda qui sotto il reportage di Gaston Zama e Matteo Viviani sulla sfida della balena blu.

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