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Baby gang, minorenni con i coltelli negli slip. Le Iene nella Gomorra di Napoli | VIDEO

I carabinieri di Napoli hanno fermato tre ragazzi, alcuni minorenni, con coltelli nascosti negli slip della baby gang del quartiere Vomero. Con Giulio Golia abbiamo intervistato tre anni fa alcuni di loro che ci parlavano di rispetto e camorra

Avevano i coltelli nascosti negli slip. Tre ragazzi sono finiti nei guai nel quartiere Vomero di Napoli. Appartengono a una baby gang che controlla il territorio. I carabinieri li hanno fermati dopo un blitz alla stazione della metropolitana Vanvitelli, così per almeno tutto il fine settimana non ci sono stati episodi di violenza.

Con l’utilizzo di alcuni metal detector hanno controllato i ragazzi. Un 13enne aveva un coltello a serramanico con una lama di 8 centimetri nascosti negli slip. Invece un 16enne e un 20enne avevano due serramanici di 4 e 9 centimetri. I controlli si sono estesi anche alle strade circostanti: un altro 16enne è stato fermato con in tasca un coltello, tre dosi di marijuana e una di hashish. Sono stati scoperti anche 13 giovani che assumevano droga e 8 persone sono state fermate alla guida di scooter senza casco.

Scene che abbiamo visto con i nostri occhi nel servizio di Giulio Golia che potete vedere qui sopra. Tre anni fa, noi de Le Iene abbiamo conosciuto alcuni ragazzi che fanno parte di una gang napoletana. “Spaccando tutto dimostriamo il rispetto, quando all’inizio un bambino subisce delle cose, poi da grande vuole dimostrare che ormai è maturato. E si deve far rispettare sul territorio”, racconta uno di loro ad appena 15 anni. “Quello che mi dà la vita, mi prendo. Per ora mi ha dato la pistola e ho fatto le rapine”, aggiunge un altro.

Loro come altri ragazzi delle baby gang di Napoli fanno il bello e il cattivo tempo per contendersi le piazze di spaccio. A loro volta usano ragazzini ancora più giovani dai 14 anni in su. Per difendersi da loro a Napoli scatta il coprifuoco appena cala il sole. “Dopo le 7 qua non c’è più nessuno, la gente ha paura”, racconta un altro. “Hanno sparato al mercato come se fossero fuochi d’artificio”. Le aggressioni che finiscono in sparatorie sono all’ordine del giorno: “Manca solo il cartello benvenuti a Baghdad, ci conviene ridere per non piangere”, ironizza un ragazzo. I quartieri si stanno spegnendo: la gente scappa, i negozi chiudono. “Io ho chiuso un’attività perché avevo paura di morire”.

Così Giulio Golia si mette sulle tracce di queste baby gang. Nel quartiere sfrecciano motorini con a bordo ragazzi senza casco: “Hanno il ferro, si è aggiustato la pistola”, dice chi ci accompagna in questo tour. Girano facendo sempre lo stesso percorso per tenere sotto controllo il territorio. Ci accorgiamo di essere seguiti da alcuni di loro in motorino. Proprio in quel momento, c’è una sparatoria nel rione Sanità, uno dei quartieri più difficili di Napoli dove vivono 70mila persone. È lo stesso dove Genny Cesarano ha perso la vita a soli 17 anni. “Hanno ucciso mio figlio con un solo colpo alla schiena. Questi sparano senza regole e noi tutti siamo in pericolo”, dice il papà.

Giulio Golia incontra alcuni appartenenti a una baby gang. Sono tutti minorenni, tra loro c’è anche chi ha già due denunce per rapina. “Le nostre famiglie non sanno quello che facciamo. Non siamo fieri di questo, ma se hai un papà in carcere, una mamma disoccupata e un fratello in carcere tu cosa faresti?”, ci chiedono. C’è chi non ha più il papà e chi lo ha in galera. “A Scampia non c’è un punto di riferimento, per vedere qualcosa di bello bisogna scendere a Napoli”.

Loro non si limitano a spacciare droga, fare rapine e furti: “Abbiamo picchiato gente, anche anziani”. Perché fanno tutto questo, viene da chiedersi. “Per rispetto. Se noi salutiamo una persona e non ci risponde. Io lo rispetto, lui no”, ci raccontano.

Queste situazioni loro le vivono come fosse un rito di iniziazione con un obiettivo: “Iniziamo a farci rispettare da queste cose qua. Più in là si può fare il camorrista”. I territori sono controllati da baby gang spesso in conflitto tra loro. “Se sono in una rissa e devo accoltellare uno, lo faccio. Non me ne frega niente. E se tirano fuori le pistole, lo facciamo anche noi”. 

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