>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

Banda di borseggiatrici rom, l'intercettazione: “L'Italia è un paradiso per gli zingari”

La polizia ha sgominato a Milano una banda di 8 rom bosniaci, che borseggiavano sui mezzi pubblici delle grandi città. Guadagnavano oltre 30mila euro al mese. Nicolò De Devitiis ci aveva raccontato come agiscono queste bande, con una “manovalanza” di ragazze che aspettano anche un figlio 

Guadagni da 30mila euro al mese. Non parliamo di un impiego da dirigente d’impresa: è il “bottino” medio della banda milanese delle borseggiatrici, sgominata dalla Polizia.

Le indagini hanno permesso anche di ascoltare, attraverso le intercettazioni, alcuni dialoghi tra le componenti della banda, che raccontavano quanto fosse facile per loro predare turisti e residenti: “L'Italia è proprio un paese di handicappati. Però è un paradiso per gli zingari, il Paese del divertimento”.

A essere fermate sono state 8 persone, cinque donne e tre uomini, tra 20 e i 38 anni, tutte rom di nazionalità bosniaca. La loro specialità erano i borseggi e i furti con destrezza nelle grandi città, soprattutto all’interno dei vagoni della metropolitana. Gli otto si trovano adesso in  custodia cautelare, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, mentre altri tre minorenni sono stati denunciati a piede libero.

Mentre gli uomini comandavano, in particolare il capo 38enne, le donne erano la manovalanza impegnata a commettere materialmente i borseggi. Borseggi quasi “a colpo sicuro”, perché il capobanda aveva capito che mandare a rubare donne incinta e minori riduceva il rischio in caso di processo.

L’indagine è partita da un ex componente della banda, che ha tradito il capo perché stanco di dover dare a lui tutti i suoi guadagni.

La Iena Nicolò De Devitiis, nel servizio che potete rivedere qui sopra, era andata a Venezia per seguire da molto vicino una banda di giovanissime bosniache che agiva con le stesse modalità.

Siamo corsi dietro ad alcune di loro e abbiamo cercato di parlarci. Sono spesso ragazze vestite bene che si confondono facilmente con i turisti.

“Le arrestiamo ogni giorno”, ci hanno risposto le autorità, a cui la Iena ha chiesto spiegazioni del fenomeno così diffuso. Ma ci spiegano che le ragazze sanno che dichiarandosi minorenni o incinta rischiano molto poco.

All’ennesimo tentativo della Iena di parlare con alcune di loro la situazione degenera: Nicolò De Devitiis e il cameraman si beccano pure botte, sputi e calci.

La Iena lancia così un appello: “Rom d’Italia fatevi avanti e raccontateci un’altra storia, non lasciate che siano queste persone a rappresentarvi”. All’appello ha risposto, con il video che potete vedere cliccando qui, Garip Sejdi, un ragazzo rom di 35 anni: “Ci siamo stufati di pagare per il comportamento di queste persone. Dovrebbero essere loro a pagare attraverso la giustizia. Non è giusto che ci rimettano le persone oneste, ad esempio quando a un colloquio di lavoro, vedendo che hai origini romene, ti scartano nonostante tu abbia tutti i requisiti”.  

 

 

 

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.