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News | di Giulio Melis |

Body building e doping, il culturista pentito: “Si arriva fino alla prostituzione”

Marco è un body builder che ha vinto tantissimo e che conosceva Daniele, l’atleta 23enne scomparso qualche settimana e sulla cui morte si allunga l’ombra  del doping. Il culturista ha deciso di raccontare a Iene.it tutto il marcio di questo mondo, tra atleti che si prostituiscono per una gara e preparazioni a base di “cocktail” di anabolizzanti

Negli ultimi due mesi sono morti tre ragazzi e il sospetto è che la loro fine sia legata in tutti e tre i casi al doping. Si tratta di tre culturisti arrivati a importanti traguardi nel mondo delle gare di body building. L’ultimo giovane morto si chiamava Daniele Pozzi, aveva appena 23 anni. 

Non sappiamo se anche lui abbia davvero fatto uso di queste “bombe”, che da anni sono diventate popolari quanto i comuni integratori. Sappiamo quello che adesso ha deciso di raccontarci Marco (il nome è di fantasia), un atleta molto apprezzato nel circuito delle gare di culturismo. Un ragazzo che conosceva bene Daniele e che ha deciso di alzare il velo sul volto sporco di questo universo. Un mondo di cui vi abbiamo parlato anche noi de Le Iene, con il reportage di Alessandro Politi che potete rivedere sopra.

Marco ha deciso di farlo dopo anni passati a ingurgitare dosi di anabolizzanti capaci di stendere un cavallo, per dire basta e lanciare un appello ai giovani atleti schiavi del doping. E a Iene.it, in esclusiva, racconta tutto il marcio che ha visto. 

“Mi sono avvicinato al mondo delle gare mentre ero preparatore atletico in una struttura italiana molto famosa. Fu organizzata una gara ‘open’ di bodybuilding con più categorie e io arrivai primo: ancora non sapevo in che cosa mi ero cacciato. La mia prima preparazione fu molto semplice e ‘natural’: per un mese levai i carboidrati , vivendo solo di pollo, uova sode e zucchine lesse. Fu una tortura arrivare al giorno della gara. Da quel momento non sono più stato lo stesso, ero entrato nel tunnel delle gare e delle preparazioni”.

Un tunnel, racconta Marco, dal quale difficilmente si esce: “Per anni e anni non ho più visto null’altro. La mia forma fisica era più importante della spesa da fare per casa: il mio unico obiettivo era quello di diventare un professionista di body building. Decido di prendere un preparatore al tempo molto blasonato e comincio a gareggiare in federazioni minori: vincevo ogni gara a cui partecipavo.  Ogni vittoria aumentava la considerazione che avevo di me stesso e la mia smania di prepararmi e gareggiare. E a un certo punto arrivo alla serie A del bodybuilding, quella dei campioni veri”.

Ed è lì che Marco si avvicina al doping. “Il primo anno, seguito da un ottimo preparatore, raggiungo importanti piazzamenti e arrivo tra gli atleti più conosciuti e premiati della mia categoria. Mi sono avvicinato alle prime sostanze con paura, ma queste hanno portato il mio corpo a un livello mai raggiunto prima. Pesavo 68 chili e avevo una qualità muscolare assurda, con la percentuale di grasso sotto al 3%. Ero orribile da vedere, sembravo un tossico. Non mi reggevo in piedi, non avevo neanche le forze per stare assieme a mio figlio. Anche solo svegliarmi e alzarmi dal letto al mattino era una vera impresa. Stavo male: il fegato e i reni erano a pezzi, ma io continuavo a imbottirmi di sostanze. Mi piacevo. Il mio preparatore mi stava allontanando dalla famiglia. Ricordo bene quel periodo, ancora oggi mi maledico di essermi perso tante cose della crescita del mio piccolo. Ho sempre tenuto nascosto,  in casa, l’uso del doping,  tranne le due volte che mi sono sentito male e che è stato inevitabile confessare”.

“La prima volta che mi sono dopato è stato con delle pasticche di winstrol. Non avevo idea dei dosaggi da usare e mi affidavo al  preparatore, che mi trattava come si fa con i cavalli, con prescrizioni davvero al limite e anche oltre. Poi ho aggiunto l’oxandrolone e successivamente gli ormoni tiroidei, i cosiddetti t3. Avevo ottenuto una forma fisica pazzesca, il grasso era sparito, avevo solo muscoli addosso. Mi vedevo bellissimo, anche se stavo male. Col tempo la paura delle sostanze è sparita e sono passato dalle pasticche a quelle iniettabili. Il mio preparatore mi procurò del trenbolone acetato, al quale aggiunsi winstrol e t3. Il secondo e terzo anno di gare continuai interrottamente così: interrompevo per un paio di mesi la chimica e poi riprendevo subito perché non volevo perdere la condizione ottenuta in anni di sacrifici. Sono arrivato al punto di iniettarmi mezza boccetta in un giorno solo, una quantità da pazzi. È stato in quel periodo però, in cui ero pieno di sostanze, che ho ottenuto i migliori risultati della mia carriera agonistica. Gli effetti? Si sentono eccome! Ho passato notti in cui pensavo di morire, con il testosterone che insieme al troppo caldo mi dava alla testa. Dormivo pochissimo, ero sempre nervoso, sudavo anche da fermo. Avevo attacchi di panico ogni secondo: è stato uno dei peggiori momenti di tutta la mia vita. La chimica non è come fumare una canna, non ti sballa a livello cerebrale ma più passano gli anni e più pensi di non poterti allenare senza. Ti crea una dipendenza inconscia”.

E quelle sostanze proibite, racconta Marco, erano facilissime da trovare: “Recuperavo tutto tra gli amici dell’ambiente delle gare ma comunque oggi nelle palestre si trova ogni cosa. Poi esistono talmente tanti venditori online che è diventato più difficile trovare alcuni integratori. Ormai i ragazzi vivono solo per apparire, hanno idoli di vent’anni che solo guardandoli si capisce quanto ne possano aver abusato. Non possono essere arrivati a quel punto solo a riso, pollo e verdure. I miracoli non esistono: la chimica la fa da padrona. Adesso la moda sono i coaching on line: i ragazzi contattano gli atleti famosi per farsi seguire con schede di allenamento, diete, protocolli di chimica e di integrazione. Il trenbolone e il testosterone sono usati come se fossero proteine o creatina, è assurdo vederli massacrarsi così... Non ce la faccio più a vedere atleti che solo per incassare clienti prescrivono sostanze pericolosissime a culturisti che magari si allenano da 3-4 anni senza aver mai fatto una percorso alimentare serio e controllato. Gli dicono tanto non ti fa nulla, tanto stai basso di dosaggi, ma nessuno di loro è un dottore. Vendono programmi copiati e stracopiati, accompagnati da prescrizioni infinite di integratori da comperare in un determinato sito internet, usando i vari codici sconto dell’atleta di turno”.

Marco ci fa il nome di uno di questi coach online, un nome che per ovvi motivi non possiamo scrivere senza altre prove, per ora. E ci spiega: “È molto conosciuto, ha un sacco di ragazzini al suo seguito che solo Dio sa. Pendono dalle labbra di quel cretino ma sono carne da macello. Guarda in quanti stanno morendo: ne abusano, prendono dosi da cavalli. Ho visto persone buttarsi in corpo più di tre grammi a settimana di sostanze, come fossero caramelle, e tutto questo per cosa? Per la coppa di latta o per diventare l’atleta del giorno ? Neanche Arnold Schwarzenegger abusava tanto. Il bodybuilding è portare il proprio corpo all’estremo ma penso che siamo andati oltre. Troppo”.

E per procurarsi quelle sostanze, aggiunge Marco, i giovani culturisti sono disposti a tutto: “Ho visto cose tremende: giudici e preparatori corrotti, uomini e donne, anche molto giovani, che si prostituivano per una preparazione o per un piazzamento a una gara. Ho visto persone che ruotano attorno a questo mondo promettere cose assurde, chiedendo in cambio foto o richieste ‘particolari’. Ho visto sponsor e finti sponsor arrivare e poi svanire nel nulla, dopo aver infranto sogni”.

All’interno dei circuiti di body building, ci spiega Marco, tutti sanno. Ma anche al di fuori di questo mondo sarebbe facile intuirlo, se si prestasse attenzione ad alcuni semplici dettagli.

“Basta guardare il programma di una gara di alcune federazioni, per esempio quelle uscite dal Coni per poter essere esentate dai controlli antidoping. Hanno duemila categorie, per poter avere un numero di partecipanti sempre maggiore. Tutto ruota attorno al denaro: chi si avvicina a questo mondo viene spremuto  come un arancia. Tanti ragazzi hanno perso i veri valori sportivi e umani, si sono avvicinati al doping come se si trattasse di integratori”.

Marco ci tiene a sottolineare una cosa: “Io non rinnego nulla, ho fatto parte di questo mondo per tanto tempo, facendo cose per le quali non vado assolutamente fiero: spero che Dio mi perdonerà. Non voglio accusare nessuno, sarei un ipocrita, però chiedo a questi giovani atleti di aprire gli occhi . Si può fare sport sano senza aiutarsi con questa merda. Non è tutto oro quello che luccica, ogni scelta ha un prezzo e prima o poi presenterà il conto. Penso che arrivi un momento in cui su questo squallido show bisogna far calare il sipario: quel momento è arrivato da tempo”.

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